Amore (citazioni), Barrett Browning, coscienza (citazioni), Rainer Maria Rilke, vita (citazioni)

TRE CITAZIONI E UNA RIFLESSIONE Meglio amare o essere amati?

Essere amati è davvero meglio che amare per primi e correre il rischio di non essere corrisposti? Nella vita di tutti i giorni questa può sembrare una domanda inutile, ma tre citazioni poetiche, le seguenti, possono aiutarci ad avere qualche dubbio.

 

Essere amato vuol dire consumarsi ardendo.

Amore è rilucere con olio inesauribile.

Essere amato è svanire, amare è durare.  (…)

Rainer Maria Rilke,  «Quaderni di Malte Laurids Brigge».

 

Solo l’amare, solo il conoscere

conta, non l’aver amato,

non l’aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato

amore. L’anima non cresce più.  (…)

Pier Paolo Pasolini,  «Il pianto della scavatrice» («Le ceneri di Gramsci»)

 

Se devi amarmi, per null’altro sia

se non che per amore. Mai non dire

«L’amo per il sorriso, per lo sguardo,

la gentilezza del parlare, il modo

di pensare così conforme al mio,

che mi rese sereno un giorno». Queste

son tutte cose che posson mutare,

Amato, in sé o per te, e un amore

così sorto potrebbe poi morire.

E non amarmi per pietà di lacrime

che bagnino il mio volto. Può scordare

il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto

e perderti. Soltanto per amore

amami – e sempre, per l’eternità.

Elizabeth Barrett Browning, Sonetti dal portoghese, XIV (1850)

Per Rilke l’amore dura se è qualcosa di puro che sgorga spontaneamente dal Sé che si rapporta all’Altro identificandosi con esso; è una luce interiore che si irradia con tutta la sua energia nella persona amata. Ne segue che chi è amato tende a “consumarsi”, o meglio a essere consumato dalla passione dell’amante. Se questo è vero, se ne può dedurre che chi ama non deve preoccuparsi di non essere riamato. L’energia amorosa che erompe dal suo petto non può essere repressa, perché è autentica e travalica l’esperienza sensibile e la realtà mondana (non dimentichiamo l’influenza del pensiero orientale su Rilke). Essere amati è in fondo un dono minore.

La poesia civile di Pasolini, in un’altra temperie culturale, in pieno Novecento, paragona l’amore alla conoscenza: entrambe le attività esaltano le qualità dell’essere umano, ma devono essere vissute nel presente. Il fattore temporale è qui decisivo, perché l’aver amato, così come l’aver conosciuto, l’aver vissuto nel passato, danno angoscia, non felicità. Il vivere di un consumato amore non ci permette l’elevazione spirituale che spetta invece all’amore, inteso nella sua perenne contemporaneità ed evidentemente nella sua funzione attiva di amare, non passiva di essere amati.

La terza poesia, della Barrett Browning, aulica e sentimentale, sembra concludere logicamente questo breve trittico, un excursus nell’idea di amore. Anche in questo caso l’amore è visto come  attività disinteressata, ma non subordinata all’essere amati (è la poetessa che dice all’amante come vuole essere amata): è bene amare ed essere amati (pena il morire del sentimento) soltanto per amore, non per qualità esteriori o per cause esterne. Solo così l’eternità dell’amore è assicurata.

Molti altri esempi poetici o testimonianze di grandi autori mostrerebbero una grande molteplicità e multiformità di visuali, e sicuramente non mancherebbe l’esaltazione della persona amata. Mi pare di poter dire, comunque, che da Platone al Dolce Stil Novo, da Petrarca a Shakespeare, da Neruda alla Merini, via via fino ad oggi, l’amore è stato analizzato soprattutto come forma superiore di espressione umana, intesa come attività che nasce soprattutto dall’elevatezza di chi ama. Ma la discussione è aperta e in questo campo niente è sicuro…

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