John Cheever

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Nota biografica

John Cheever è nato nel 1912 a Quincy, in Massachussetts. Suo padre possiede un’industria manifatturiera e gli concede un’infanzia agiata e acculturata prima di finire travolto dal crollo della borsa del ’29 ed abbandonare la famiglia.

La necessità di scrivere, così come la renitenza agli studi, sono caratteristiche quasi innate. A dodici anni già propone al padre di abbandonare la scuola per darsi alla narrativa, “senza cercare di diventare ricco e famoso”. Quando il suo primo racconto viene pubblicato da Malcolm Cowley, allora redattore del New Republic, per il poco più che adolescente Cheever comincia ufficialmente la sua carriera di scrittore. Si concede qualche viaggio, in Europa soprattutto. Poi torna in patria e sceglie New York come nuova residenza.

Nel 1935 comincia la lunga e prolifica collaborazione con il New Yorker. Nel ‘41 sposa Mary Winternitz. La sua prima raccolta, The Way Some People Live, compare l’anno successivo, in piena guerra. Cheever sta ancora svolgendo i suoi quattro anni di ferma nell’esercito, e infatti parla di quello, della vita in fanteria, mentre traccia le linee della sua poetica successiva ritraendo i modi dell’Upper East Side e dei sobborghi residenziali di New York, dove uomini per bene fanno i pendolari e vivono in piccoli cottage con giardino e piscina. Al ritorno, in attesa di riconoscimenti e danaro, insegna e scrive sceneggiature per la televisione. Fine anni Cinquanta. Un romanzo, The Wapshot Chronicle, sorta di autobiografia romanzata della relazione genitoriale e del declino della fortuna di famiglia, gli fa guadagnare il National Book Award. Già famoso, si trasferisce nel sobborgo di Ossining, dove vivrà per quarant’anni con la stessa moglie , i tre figli e la passione sempre meno controllabile per l’alcol. Un breve flirt con Hollywood lo distrae per un momento: gli affidano la sceneggiatura della riduzione cinematografica de La ragazza perduta di Lawrence. Malgrado i successi, la depressione lo attanaglia, così come la dipendenza alcolica. La carriera accademica lo tenta senza sedurlo: insegna al Barnard College, all’università dell’Iowa, in quella di Boston, a Sing Sing . Anni, luoghi, mansioni che, dopo il ricovero poco più tardi in un centro di riabilitazione newyorkese, si tradurranno nel magnifico Falconer. Nel 1978 la raccolta definitiva The Stories of John Cheever, “rigorosa documentazione della mia immaturità”, spiega lui che forse per questo ne ha rimandato a lungo la stesura, conquista il Pulitzer. Già reduce da un pericoloso infarto, muore di lì a poco, nel 1982, nell’amata residenza di Ossining. Finale inglorioso. Una lunga battaglia legale per i diritti dei suoi racconti inediti coinvolge la vedova, i figli e un piccolo editore di Chicago. Benjamin e Susan Cheever diventano scrittori anch’essi. Nel 1984 quest’ultima pubblica una controversa e livorosa biografia, Home Before Dark, che del padre racconta le tentazioni omosessuali, il delirio alcolico e la latitanza. “Nessuno di noi si aspettava accuratezza da lui. Ha vissuto solo per inventare storie”. Né giova alla pace post-mortem la pubblicazione del suo carteggio personale che ne conferma la tormentata bisessualità.

Tratto e riadattato da:     http://www.nonsolobiografie.it/biografia_john_cheever.html