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«ALL’OMBRA DELLA CROCE» DI GERARDO PASSANNANTE E UN INCONTRO DEL CAFFÈ LETTERARIO DI ZURIGO (Punto de encuentro, 20 febbraio 2023; a cura di Vittorio Panicara).

Il Caffè Letterario di Zurigo, quando non discute di testi letti collettivamente dal gruppo, ospita scrittori che presentano il loro ultimo libro. Stavolta si è trattato di un ritorno, perché Gerardo Passannante, oltre a essere un membro del Caffè, ha già fatto conoscere ai suoi lettori altre due opere: «Quasi un Canzoniere» (Città del Sole Edizioni, 2017) il 13 dicembre 2019 (UN INCONTRO CON LA POESIA DI GERARDO PASSANNANTE (Caffè letterario di Zurigo, 13 dicembre 2019, relazione di Vittorio Panicara)); «Costantino. L’infante di Naissus» (il seme bianco, 2020) il 4 febbraio 2021 (IL CAFFÈ LETTERARIO DI ZURIGO, GERARDO PASSANNANTE E «COSTANTINO. L’INFANTE DI NAISSUS» (incontro digitale del 4 febbraio 2021, relazione di Vittorio Panicara)), stavolta on-line. Sia quest’ultimo libro che quello discusso il 10 febbraio, «All’ombra della croce» (Armando editore, 2020), appartengono al ciclo narrativo «Il declino degli dèi». Ma se «Costantino» è il quinto volume della serie, «All’ombra della croce» è il quarto, anche se è stato pubblicato dopo. Ciò che segue riassume sia l’esposizione dell’autore che le sue risposte alle numerose domande del pubblico.
«Il declino degli dèi», opera ragguardevole per ampiezza e spessore, è un romanzo storico ambientato nel terzo e quarto secolo, ai tempi degli imperatori Diocleziano, Costantino e Giuliano l’Apostata (ma quest’ultima parte finora è stata soltanto abbozzata), un testo che una volta completato gareggerà in ampiezza con le opere di narrativa più estese della letteratura mondiale; arriverà probabilmente al sedicesimo volume, superando quindi la stessa «Alla ricerca del tempo perduto» (e potrebbe non sfigurare troppo nel confronto con il capolavoro proustiano, come invece accade sistematicamente a tanta narrativa contemporanea). Elementi fondamentali del testo sono la complessità dell’intreccio narrativo, la caratterizzazione elaborata dei personaggi, l’ampio affresco temporale nel quale questi agiscono (dalla prefazione di Federico Migliorati).

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L’autore ha spiegato il senso del titolo, che si riferisce sia alle sconfitte subite dai personaggi, in ambito privato e pubblico, sia all’affermazione progressiva del cristianesimo, destinato a soppiantare gli dèi pagani e un’intera civiltà, nonostante la decima e ultima persecuzione decisa da Diocleziano. Ed è soprattutto di quest’ultimo evento che parla «All’ombra della croce», nonché del fallimento che suggella il declino inarrestabile di Diocleziano: dell’uomo, ormai diviso da moglie e figlia, e dell’imperatore, che vede le avvisaglie di crisi della sua riforma imperiale e si appresta ad abdicare. Passannante si è documentato in modo rigoroso, consultando fonti storiografiche sicure e facendo posto all’invenzione solo laddove mancano testimonianze e documenti (oppure, se ci sono, non sono attendibili); riempiendo questi “vuoti”, ha potuto creare liberamente fatti e personaggi, nella cui psiche è riuscito a entrare da vero scrittore, approfondendone la psicologia, come detto, con uno scavo assiduo e coinvolgente per il lettore. Le fonti consultate sono coeve (Lattanzio, Eusebio di Cesarea, tra gli altri) e moderne (Barbero), un ordito ideale per il filo rosso creato dall’autore. Nel caso di Prisca e Valeria, per esempio, rispettivamente moglie e figlia di Diocleziano, l’autore, non avendo riferimenti storici precisi, ha potuto dispiegare liberamente la sua fantasia, raccontando la loro significativa conversione al cristianesimo (si ripareranno “all’ombra della croce”) e la loro rottura con l’imperatore, delineando i loro caratteri personali con sorprendente incisività. La vicenda privata di Diocleziano è un vero e proprio filone narrativo, che include anche Aurelio, protagonista di un tenero idillio giovanile con Valeria, un amore osteggiato dal padre e fallito a causa dell’instaurazione della tetrarchia (Valeria dovrà sposare l’augusto Galerio, individuo triviale e crudele). I tre principali personaggi dell’altro grande filone narrativo del ciclo, tutti storici, sono invece Costanzo, Elena (sarà Sant’Elena) e lo stesso Costantino. Comunque, il racconto della decima persecuzione si è rivelato più “libero” di quanto ci si potesse aspettare, essendo gli «Atti dei màrtiri» ben poco attendibili (alcune vicende narrate sono addirittura ridicole); di conseguenza, molti martìri narrati in «All’ombra della croce» sono verosimili, ma inventati.


Scritto in una prosa molto elegante ed esigente per il lettore medio, il romanzo di Passannante si caratterizza non solo per il robusto impianto storico, ma anche per altre due qualità tipiche del grande testo letterario: l’universalità del messaggio e i riferimenti letterari. Il testo affronta di petto temi filosofici impervi. Valga l’esempio del tempo, che travolge i destini dei popoli e le esistenze individuali: tutto cambia nella “maledizione di Eraclito” (citazione di Gesualdo Bufalino), nulla rimane invariato nel tempo, inclusi i sentimenti, come ben sa Diocleziano. Altro contenuto fondamentale del romanzo è la condanna di ogni fanatismo. Nato da una riflessione susseguente all’attentato alle Torri gemelle, il «Declino degli dèi» mette in risalto il fanatismo dei primi cristiani, analogo a quello dei fondamentalisti islamici del 2001, con una critica senza scampo di ogni estremismo avente carattere religioso. Comprensione, magari, per i màrtiri delle persecuzioni (e per i cristiani in genere, persone che quanto meno cercavano di dare un senso alla loro vita), ma nessun patetismo da parte dell’autore, consapevole della pericolosità di una fede, tanto salda da rifiutare qualsiasi compromesso e da accettare il supplizio, affrontando gioiosamente il sacrificio della vita. Si veda a questo riguardo il lungo dialogo tra Porfirio e Diocleziano, in cui il primo condanna senza appello una religione monoteista che ha una concezione antropomorfica della divinità. Un altro grande tema, quello dell’amore, poco presente in questo volume, è però centrale in tutto il ciclo e rivela il pessimismo dell’autore, convinto dell’affievolimento dei sentimenti nel tempo e delle inesorabili limitazioni che la società e la Storia oppongono all’amore. Basilare, invece, come in tutto il ciclo, è il problema del potere, volto a conservare se stesso anche con una violenza esercitata in nome del bene pubblico, un potere destinato ad opprimere gli uomini sempre e comunque. Se ne accorge Diocleziano, di fronte ai primi segni di disgregazione della tetrarchia da lui stesso creata; dopo l’abdicazione si ritira a Salona (sono noti fatti storici, qui romanzati), nei tetri meandri di un palazzo che rappresenta la tomba di ogni speranza, la fine concreta di un’esistenza che infine gli ha procurato solo rimpianti e delusioni. Gli ultimi due capitoli del libro si intitolano infatti «Salona, dove vivere…» e rispettivamente «…e dove morire». Il libro si chiude con l’amara meditazione sulle ingiurie del tempo e sull’ironia della Storia incombenti su Diocleziano: il suo fastoso palazzo ospita oggi le viuzze del centro di Split, il suo mausoleo è stato trasformato nella cattedrale di un martire cristiano…
Ma il racconto prosegue, nel quinto volume, con le imprese di un Costantino in ascesa, futuro imperatore, ma anche futuro ennesimo sconfitto da parte del Tempo e della Storia.


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