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Citazione del giorno – 26 agosto 2022

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Ma, anche considerando le cose più insignificanti della vita, noi non siamo un insieme materialmente costituito, identico per tutti, e di cui ciascuno non ha che da prendere visione come di un capitolato d’appalto o di un testamento; la nostra personalità sociale è una creazione del pensiero altrui. Anche l’atto così elementare che chiamiamo «vedere una persona che conosciamo» è, in parte, un atto intellettuale. Riempiamo l’apparenza fisica dell’essere che vediamo con tutte le nozioni che possediamo sul suo conto, e nell’immagine totale che ci rappresentiamo, queste nozioni hanno certamente la parte più considerevole. Finiscono per riempire così perfettamente le gote, per seguire con un’aderenza cosi esatta la linea del naso, si incaricano cosi bene di sfumare la sonorità della voce, come se questa fosse solo un involucro trasparente, che ogni volta che vediamo quel viso e sentiamo quella voce, sono proprio quelle nozioni che ritroviamo e che ascoltiamo. Senza dubbio, nello Swann che si erano rappresentati, i miei avevano tralasciato per ignoranza di far entrare una quantità di dettagli della sua vita mondana che consentivano ad altre persone, quand’erano in sua presenza, di vedere ogni sorta di eleganza regnare sul suo volto e fermarsi al suo naso aquilino come al proprio confine naturale; ma, in compenso, avevano potuto concentrare in quel viso, privato del suo prestigio, vuoto e spazioso, nel fondo di quegli occhi sviliti, il vago e dolce residuo – metà memoria, metà oblio – delle ore d’ozio trascorse insieme dopo le nostre cene settimanali, attorno al tavolo da gioco o in giardino, nel corso della nostra vita di buon vicinato campagnolo. L’involucro corporeo del nostro amico ne era stato così ben colmato, insieme con qualche ricordo dei suoi genitori, che quello Swann era diventato un essere compiuto e vivente, e io ho l’impressione di lasciare una persona per andare verso un’altra che ne è distinta, quando, nella mia memoria, dallo Swann che ho conosciuto più tardi con esattezza torno a quel primo Swann – a quel primo Swann nel quale ritrovo gli incantevoli errori della mia giovinezza, e che d’altronde assomiglia meno all’altro che non alle persone da me conosciute nello stesso periodo, quasi fosse della nostra vita come di un museo dove tutti i ritratti di una stessa epoca hanno un’aria di famiglia, una tonalità comune – a quel primo Swann immerso nell’ozio, avvolto dall’odore del grande ippocastano, dei cestini di lamponi e di un filo di dragoncello

Proust, Dalla parte di Swann

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