Rassegna

È successo davvero, è successo ancora: l’America cancella il diritto all’aborto a livello federale

Una settimana di letture #38
Federica Breimaier

Foto di Sora Shimazaki

È successo davvero. Una bozza della decisione della Corte Suprema era trapelata, attraverso la testata Politico, e noi ne avevamo parlato a fine maggio. Sapevamo sarebbe accaduto; eppure, è difficile ignorare lo sgomento, l’incredulità, la rabbia. Tornata da un’inchiesta sui dialetti del barese, avrei voluto raccontarvi cosa significa andare sul campo, raccogliere dati su sistemi linguistici ormai in via di estinzione, camminare tra le stradine di una città antica come Altamura, o passeggiare sotto le luci calde con cui Molfetta anima le serate estive. Ma non ci riesco.

Non riesco a smettere di pensare a ieri pomeriggio: stavo sistemando un articolo scientifico da consegnare a fine giugno, quando mi è arrivata la notizia. Deliberando su una questione relativa al Mississippi, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha ribaltato la storica sentenza Roe vs Wade che dal 1973 garantiva l’accesso all’aborto a livello federale. Da qui le decisioni circa la legalità, le modalità e l’accessibilità all’interruzione di gravidanza, volontaria o resa necessaria da patologie di madre e/o feto, spetterà ai singoli Stati. Come riporta il New York Times, da oggi il diritto all’aborto cessa di esistere in 9 Stati americani, dove vivono 7.2 milioni di donne in età riproduttiva, e lo sarà a breve in altri 12 Stati, dove le donne in età fertile sono 19.4 milioni. Alla fine si prevede che solo 21 dei 54 Stati garantiranno l’accesso alla pratica medica . 

La sentenza ha fatto tornare al centro del dibattitto il ruolo della Corte Suprema, attualmente costituita da 6 conservatori e 3 democratici. Sebbene la sua esistenza sia garantita dalla Costituzione, di cui si professa portavoce e guardiana, quanto deciso non rispecchia l’opinione della popolazione tutta: il 61% degli Americani sostiene infatti che l’aborto debba rimanere legale in tutti o nella maggioranza dei casi (13 giugno 2022, Pew Research Center). Di chi è la colpa? «Lo snodo fondamentale sono state le elezioni del 2016. La prima responsabilità è di Donald Trump, che ha nominato ben tre giudici in un solo mandato. Quindi di chi lo ha votato. E anche di chi non ha votato Clinton, inevitabilmente», riflette Francesco Costa nelle sue storie Instagram di sabato, in cui non manca di biasimare la scelta dell’allora giudice Ginsburg: «non dimettersi durante l’amministrazione Obama, nonostante fosse già molto anziana e molto malata, è stato un grave errore».

La Corte Suprema è stata ben attenta a non menzionare ragioni di natura morale, concentrandosi su giustificazioni strutturali, come scritto dal giudice conservatore Samuel A. Alito «è tempo di rispettare la Costituzione e riconsegnare il tema dell’aborto ai rappresentanti eletti dalle persone». Solo un miope o un ipocrita può ignorare l’evidente base ideologica su cui si sono mossi. Portavoce ne è lo stesso Trump per cui «Dio ha preso la decisione», ma significativo sono anche le parole del conservatore Clarence Thomas, secondo cui è tempo di rivedere precedenti decisioni riguardanti l’accesso alla contraccezione (1965), la depenalizzazione dei rapporti omosessuali (2003) e la legalità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso (2015). Che nel 2022 i diversi credi possano ancora limitare la libertà individuale è assurdo, e a tal proposito mi sento di riportare il discorso, divenuto virale nel 2021, della giornalista Ana Kasparian: «Non mi interessa che tu sia cristiano. Non mi interessa quello che dice la Bibbia, eppure mi batterei perché tu possa avere la tua libertà religiosa e praticare il tuo cristianesimo; in questo, io ci credo! Non credo nel cristianesimo, però, il che significa che tu non puoi impormi di vivere la mia vita in base alla tua religione. Non mi interessa quello che dice la Bibbia!». 

Poiché, alla fine, cosa ci voleva a mantenere un diritto civile che non arrecava danno a nessuno? Non si è mai tentato di obbligare alcun credente ad abortire, eppure certi credenti vogliono forzare delle donne ad avere una gravidanza che non desiderano, con evidenti ripercussioni psicologiche e fisiche per madre e nascituro (come commenta Gallavotti venerdì sera a Otto e Mezzo). E a chi, come Borgonovo, chiede chi decida cosa è un diritto civile, rispondo che esso non è altro che l’affermazione dell’autodeterminazione dell’individuo: la libertà di pensiero, la libertà di  amare chi vuole, la libertà di essere chi vuole, la libertà di vivere equamente al di là colore della pelle, delle malattie fisiche o mentali o del lavoro! Diavolo, possiamo porci ancora tali domande?!

Nondimeno, in Italia non è mancata l’esultanza di Pillon che sul suo profilo Twitter scrive: «Una grandissima vittoria […] L’aborto volontario non è un diritto. […] Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita […]. ps. un grande grazie al presidente Trump, che non ha mai fatto mistero di voler difendere la vita nascente, nominando giudici pro life alla Corte Suprema». Sì, grazie Trump di aver riportato il paese al 1200! Fossi in te investirei un po’ nel mercato di grucce e ferri da calza, la buttò lì, eh!

È proprio in questi frangenti che, come sottolineato dalla professoressa Braidotti, la forza dei movimenti femministi (come l’associazione Planned Parenthood) viene in soccorso delle donne meno abbienti, per cui viaggiare da una parte all’altra del paese è impossibile. Gli stati più democratici si stanno muovendo: la California in particolare sta già costituendo dei fondi per pagare il viaggio a persone provenienti da altri Stati, aumentando la capacità degli ospedali e dei consultori. La speranza è che lo scossone appena ricevuto sia abbastanza forte da spingere anche gli Americani più restii a votare, e a votare democratico, nelle elezioni di metà mandato, così da garantire una maggioranza che aggiri la sentenza. 

Per gli italiani il rischio, ora come ora, non è tanto la cancellazione della 194, ma il restringimento della sua applicazione. A questo proposito vi suggerisco la lettura di una recentissima uscita di Fandango Mai dati di Chiara Lalli e Sonia Montegiove sull’obiezione di coscienza e l’accesso alla contraccezione.    

Queso è il consiglio che mi sento di dare: leggete, informatevi, capite, ma soprattutto non date mai nessun diritto per scontato, mai! È successo davvero, sì. È successo ancora: dopo il ritorno del velo integrale in Afganistan, dopo la mancata approvazione della legge Zan, dopo le leggi omofobiche in Ungheria, dopo la negazione dell’accesso all’aborto per le donne ucraine che scappavano in Polonia, venerdì 24 giugno 2022 l’America cancella il diritto all’IVG a livello federale. E c’è rabbia, tanta rabbia. Come donna, come progressista, come europea, come amante della cultura americana, ho i brividi! 

📷 SU INSTAGRAM

clicca sull’immagine per leggere il post dedicato a Mallarmé

Questa settimana, ho provato, sulle storie del nostro canale, ha portarvi in giro qui e là per Molfetta, dove ho condotto un’inchiesta di dialettologia tra il 17 e il 22 giugno. Vi ho anche raccontato di tre libri che ho letto nel corso di questo periodo trascorso nel barese:

  • L’inferno è una buona memoria di Michela Murgia
  • Libri che mi hanno rovinato la vita di Daria Bignardi
  • Un po’ di follia in primavera di Alessia Gazzola

Inoltre Maresa ha pubblicato un post dedicato ad una raccolta di poesie e prose di Mallarmé, che potete leggere cliccando la foto qui accanto.

✍️ QUI SUL BLOG

Sul versante della narrativa vi abbiamo proposto:

Sul versante della saggistica, invece, abbiamo pubblicato:

📚 Curiosità dall’internet

Come sempre ecco una lista di articoli che questa settimana hanno attirato la nostra attenzione:

1 pensiero su “È successo davvero, è successo ancora: l’America cancella il diritto all’aborto a livello federale”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...