Rassegna

Muore Shireen Abu Akleh, storica giornalista di Al-Jazeera, una recensione dedicata a Georgi Gospodinov, e altre novità di questa settimana

Una settimana di letture #33
Federica Breimaier

Seppur non prevista, è ormai tradizione che, prima di elencarvi i contenuti letterari e/o culturali pubblicati sui vari canali del blog, io vi intrattenga con una breve introduzione dedicata ad un fatto avvenuto nella settimana trascorsa. In molti casi si trattava di un tema controverso, rispetto al quale potevo dir di avere un’opinione piuttosto chiara. 

Quello che vi racconto oggi è invece un evento su cui non posso che vantare un perplesso scetticismo, a causa dell’intricato sfondo storico in cui si è consumato. Ma parliamo prima di ciò che sappiamo. È morta mercoledì 11 maggio, a causa di un proiettile alla testa, Shireen Abu Akleh, giornalista storica di Al-Jazeera, inviata  da 25 anni in Cisgiordania per commentare la questione israelo-palestinese. Descritta dalla portavoce del pentagono come una «leggenda del giornalismo», Abu Akleh, che godeva di cittadinanza anche americana, è stata uccisa in circostanze ancora poco chiare, mentre era impegnata a seguire un’operazione militare israeliana in Cisgiordania, indossando quindi la scritta PRESS che la identificava inequivocabilmente come membro della stampa. Questa però non pare averne scoraggiato l’assassino, che il ministro della salute palestinese ha subito identificato come israeliano, assoldato per liberarsi di una voce mediatica scomoda. L’accusa è rimbalzata prontamente: Israele ha infatti incolpato dell’accaduto i militanti palestinesi. 

Cosa è, direte voi, a lasciarmi perplessa? Beh, prima di tutto in qualsiasi circostanza la morte di una giornalista non è mai un buon segno (sì, sono ancora tra i pochi rimasti a credere in questa professione, se fatta con onestà). Ma soprattutto ho provato grande fastidio per quanto avvenuto durante il rito funebre, cattolico, di venerdì a Gerusalemme est. Data la notorietà del personaggio, era presente una gran folla che ha voluto scortare la bara sulle spalle, avvolta nella bandiera palestinese. Ciò tuttavia non è stato possibile, dal momento che le forze di occupazione di Israele hanno disperso con violenza il corteo, strappando la bandiera dalla bara attorno alla quale era avvolta. Il mancato rispetto di un rito tanto delicato e simbolico – posso dirlo – mi ha disturbata come un’inutile ingiustizia; e poco importa a questo punto di chi sia stata la mano che quel grilletto ha sparato: Abu Akleh aveva diritto al rispetto! 

Faccio pertanto mie le parole di Sumaya Abdel Qader, attivista musulmana di Milano, che davanti a tali eventi si chiede «Abbiamo diritto a morire ed essere sepolti con dignità? Abbiamo diritto ad una corretta informazione? Abbiamo diritto ad un dibattito libero? […] Tutto questo come è stato narrato qui? Tutto questo che impatto ha avuto? Tutto questo non smuove le coscienze? O quello che succede a casa degli altri (se meno bianchi di noi) non ci interessa? Perché alcuni paesi sono intoccabili e non criticabili?» Ecco, io non ho risposte da offrirvi, perché… perché non sono un’esperta di storia o di politica internazionale; ma sono una cittadina europea che crede nella democrazia, e che non può fare a meno di notare quanta poca indignazione tutto questo abbia suscitato, quanto poco sia stata battuta dai giornali occidentali la stessa notizia della morte e poi delle violenze, e, in ultima istanza, quanto pericoloso sia ancora oggi criticare la politica di Israele. Lo era un anno fa, durante l’ennesima crisi israelo-palestinese, e lo è, anche se forse un po’ meno, oggi. Cosa resta? Resta la figura di una grande giornalista che ha continuato a svolgere il proprio lavoro per più di vent’anni in una terra sempre in guerra; e che alla sua professione ha sacrificato la vita.

Mi piacerebbe molto conoscere la vostra opinione su questo, sapete? Magari in un commento su FB, oppure qui sotto.

Ma ora passiamo al resto della rassegna.

clicca sull’immagine per leggere il post dedicato a “Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche”

✍️ Qui sul blog

È uscito L’empatia, una umana patologia in “Fisica della malinconia” di Georgi Gospodinov (recensione di Maresa Schembri). in cui Maresa ripercorre e analizza l’opera di un autore contemporaneo di nazionalità bulgara. Il suo è un romanzo caratterizzato da un «miscuglio di vite [che] si riverbera in una miscela di generi e di forme espressive diverse; così la narrazione romanzesca, l’autobiografia, la testimonianza, l’ epistemologia e la psicologia si intrecciano sviluppando al loro interno profili conoscitivi diversi, che richiamano la fisica, le cui leggi vengono piegate alle emozioni, la filosofia, la politica, la letteratura». [Per leggere l’articolo nella sua interezza, basta cliccare sul titolo!]

Di contemporaneità abbiamo anche parlato nella

  • Citazione del giorno – 10 maggio 2022 che, tratta da Leggere Lolita a Teheran, riflette sul modo in cui la Storie invade le vite dei singoli individui (in altre parole, ve la ricordate la notte di quel 24 febbraio?)

  • citazione del giorno – 13 maggio 2022 in cui una delle protagoniste di Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo parla di racial profiling e della sua esperienza di donna di colore negli aeroporti occidentali.

Questa settimana vi abbiamo anche proposto l’incipit di quello che ad oggi posso considerare uno dei miei romanzi preferiti, ovvero Villette di Charlotte Brontë che potete trovare cliccando qui.

📷 Su Instagram

clicca sull’immagine per leggere il post

Su quest’altro nostro canale, abbiamo pubblicato due post:

  • il primo dedicato a Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche di Reni Eddo-Lodge, libro letto per la tappa dedicata al razzismo del GdL organizzato con Lisa Diritti tra le righe (lo potete leggere cliccando qui).

  • il secondo incentrato invece su Nel mare ci sono i coccodrilli in cui ripercorriamo l’odissea con cui un giovanissimo Enaiatollah Akbari è arrivato a Torino partendo dall’Afganistan (lo potete leggere cliccando sull’immagine qui accanto).

📚 Curiosità dall’internet

Come sempre, ecco di seguito un breve elenco di titoli culturali usciti questa settimana.

  • Copertine di maggio 2022: Libri che visti da fuori si fanno notare, per l’inventiva o perché ne fanno venire in mente altri

1 pensiero su “Muore Shireen Abu Akleh, storica giornalista di Al-Jazeera, una recensione dedicata a Georgi Gospodinov, e altre novità di questa settimana”

  1. Avevo pensato anch’io di scrivere qualcosa di questa vicenda sul mio sgangherato blog. Gira e rigira non ce l’ho fatta che soffro già abbastanza di gastriti. Le immagini dell’assalto alla bara, i video della follia dello smembramento d’un funerale, sono l’archetipo illustrativo d’umanità morte e sepolte. Di putrescenze che albergano più nel corpo dei vivi che a pensar di dissolvere in polvere quello dei morti.

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