Georgi Gospodinov, Gospodinov (recensione), Recensioni

L’empatia, una umana patologia in “Fisica della malinconia” di Georgi Gospodinov (recensione di Maresa Schembri).

Protagonista indiscusso di Fisica della malinconia, scritto da Gospodinov nel 2011, è lo spazio interiore di ognuno di noi, quel labirinto psicologico tanto simile a Cnosso, luogo in cui venne rinchiuso il Minotauro che tanta importanza riveste in questo testo, come si evince subito dalla copertina che lo rappresenta in braccio alla madre Pasifae.

Gospodinov racconta la storia di un bambino, suo alter ego, che soffre di una particolare malattia, l’empatia patologica, i cui sintomi si esplicano in piene e brutali identificazioni nelle storie degli altri che il personaggio vive sulla propria pelle anche se, dato significativo, si indeboliscono progressivamente man mano che il bambino cresce, assottigliando così la sua capacità di immedesimazione; diventato adulto, per compensare almeno in parte questa mancanza, diventa un compulsivo collezionatore di storie. In uno scantinato comincia a raccogliere oggetti, ritagli di giornale e ricordi di varia natura in grado di riportare alla luce il passato e soprattutto quel paradiso perduto che è l’infanzia. La memoria si fa così elemento essenziale del romanzo.

Il protagonista vive il tormento del Minotauro, il leggendario mostro tramandato dal mito che, in realtà, è stato vittima di un’enorme ingiustizia. Mezzo uomo e mezzo toro, è già mostro prima ancora che creatura senza colpa e condannato a smarrirsi in una gabbia costruita apposta per la sua condanna. La trasformazione da bambino a mostro, infatti, serve al mito per “giustificare il peccato della sua reclusione, un peccato estensibile a tutti i futuri bambini che saranno abbandonati”. Difatti, qui il leggendario personaggio diventa allegoria dell’eterno abbandono a cui l’uomo è sottoposto in ogni fase della sua esistenza individuale e collettiva.

Così, intraprendendo questo viaggio nel dedalo di sensazioni a lui sconosciute e dispiegando una sovrabbondanza di realtà esistenziali, il personaggio ci conduce nella circostanza dell’altro, nell’amalgma di un incontrollabile transfert dove sono presenti costantemente vorticosi cambiamenti di prospettiva.
Come scrive Giuseppe dell’Acqua nella postfazione al romanzo, il tema dominante del libro è l'”ipertrofica espansione dell’io” che porta a una fusione totale con le persone, gli animali, i vegetali, le cose del mondo. È una sorta di panteismo emotivo che abbatte ogni scissione e gerarchia: il narratore sente, vive e diventa tutto. E da esso viene assorbito. Questo si riflette anche sul versante linguistico rendendo ad esempio un soggetto singolare al plurale, come “io siamo” o “io fummo”, mischiando così la prima persona alla terza.

Tale miscuglio di vite si riverbera in una miscela di generi e di forme espressive diverse; così la narrazione romanzesca, l’autobiografia, la testimonianza, l’ epistemologia e la psicologia si intrecciano sviluppando al loro interno profili conoscitivi diversi, che richiamano la fisica, le cui leggi vengono piegate alle emozioni, la filosofia, la politica, la letteratura.
Il libro, incorniciato da un prologo e da un epilogo ad esso legato, è destrutturato, frammentato anche nel suo sviluppo (è diviso infatti in brevissimi capitoli) e, per questo, non perfettamente compiuto. Ma questa sua incompletezza è voluta dall’autore, è meccanismo ragionato della narrazione per privilegiare l’indeterminatezza, la vaghezza, la molteplicità, per lasciare aperti spiragli, possibilità. Ed è anche un libro mitologico nella misura in cui riconduce ad una dimensione ancestrale dell’essere, a quel complesso prezioso di immagini e simboli che si sono stratificati nella nostra psiche e nelle nostre vicende. Gospodinov riscatta l’umanità offesa e maltrattata, disprezzata e umiliata, rende possibile una giustizia ontologica attraverso una scrittura che è insieme pericolo e salvezza, labirinto e filo di Arianna. La malinconia implica una sensibilità che, in questo caso, è fortemente legata al sentimento empatico e la frantumazione che scaturisce dall’indossare le emozioni altrui, renderà l’uomo forse un po’ avulso, estraniato ma anche capace di com-prendere le mutilazioni dell’esistenza e i Minotauri segregati nelle prigioni labirintiche di ciascuno di noi.

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