Caffè Letterario, filosofia, relazioni, scienze, Stephen W. Hawking

IL CAFFÈ LETTERARIO DI ZURIGO E «LE MIE RISPOSTE ALLE GRANDI DOMANDE» DI STEPHEN HAWKING (XIX incontro, 1° aprile 2022, relazione di Vittorio Panicara).

LE MIE RISPOSTE ALLE GRANDI DOMANDE

Da sempre, le persone cercano delle risposte alle grandi domande. Da dove veniamo? Come è nato l’universo? Qual è il disegno, il significato profondo che sta dietro a ogni cosa? C’è qualcuno lassù?

Così inizia il libro del celebre astrofisico Stephen Hawking «Le mie risposte alle grandi domande», uscito postumo nel 2018 per i tipi della Rizzoli. Grande divulgatore fin dai tempi di «Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo» (Rizzoli, 1988), Hawking è stato lo scienziato più famoso dei tempi moderni. Il suo libro sulle grandi domande non è solo il suo “testamento”, ma è soprattutto un lascito importante, tra scienza e filosofia, che non può non far discutere o riflettere il lettore. Occorre andare oltre le facili credenze alla New Age, o alla Star Trek, afferma l’autore nella stessa pagina della citazione precedente, confermando la sua fiducia nella scienza, capace di darci un contributo molto più soddisfacente di una qualsiasi superstizione. Hawking ha infatti un modo peculiare di risolvere le grandi questioni, ed è quello di partire dalle premesse solide e sicure della scienza, che come tali offrono una base incontestabile quanto a certezza dei principie capacità di predire i fenomeni.
Il suo discorso si articola in dieci piccoli saggi tra di loro indipendenti, ognuno dei quali inquadra e affronta una domanda diversa dalle altre. Eccone una sintesi tratta dalla prefazione del libro:

Come è iniziato tutto quanto? È possibile viaggiare nel tempo? Possiamo predire il futuro?
Esiste un Dio? Ci sono altre forme di vita intelligente nell’universo? Riuscirà l’homo sapiens a sopravvivere sulla Terra, e a non distruggere il suo pianeta natale? Colonizzeremo mai lo spazio?

Hawking, nel momento in cui si chiede quale sarà il destino della nostra specie, si rende conto anche dell’estrema complessità dei problemi e del fatto di trovarsi di fronte a un territorio ignoto; inoltre, si propone di rendere accessibili al grande pubblico le sue risposte, compito non facile. 
Già all’inizio del primo capitolo, «Esiste un Dio?», egli chiarisce un punto fondamentale: le leggi scientifiche, le leggi di natura, sono fisse, hanno cioè validità universale, e come tali non possono che essere rispettate non solo dagli uomini, ma anche da Dio stesso; anzi, possono dirsi, in un certo senso, le sue leggi. Di conseguenza, conoscere la mente di Dio significa conoscere le leggi di natura. Sa bene che questo punto in passato ha provocato molte divergenze con le religioni tradizionali, soprattutto con quelle che considerano Dio un essere simile a noi, con il quale è possibile stabilire un rapporto personale (si tratta, in pratica di monoteismi).Rispetta ovviamente la fede dei credenti, ma rimane saldo su questi principi (già affermati dallo stesso Einstein). Analogamente, l’autore ritiene non necessaria l’idea di una creazione divina del cosmo, il cui inizio coinciderebbe con il Big Bang: un punto dove l’intero cosmo e tutto ciò che conteneva erano compressi in un singolo punto dalla densità infinita: una singolarità spaziotemporale. Quest’ultimo termine tecnico fa riferimento alle formule dello stesso Hawking e di Penrose, le quali descrivono il collasso gravitazionale in cui la curvatura dello spaziotempo tende a un valore infinito (ciò che accade anche nel caso dei buchi neri). In pratica, il cosmo e lo spaziotempo comincerebbero con il Big Bang e di qualcuno che ponga in essere tale processo, secondo Hawking, non ci sarebbe necessità.
I primi due capitoli, dedicati all’esistenza di Dio e al problema dell’inizio del Tutto, sono piuttosto teorici e si collegano al quinto, in cui si approfondisce il tema dei buchi neri. Più filosofica la domanda del quarto capitolo, «Possiamo predire il futuro?», strettamente correlata alla visione deterministica della natura, contraddetta dall’introduzione del concetto di casualità in fisica, ad opera dello stesso Hawking, sulla scorta della teoria quantistica:

Einstein era fortemente avverso all’idea che l’universo fosse governato dal caso: «Dio non gioca a dadi con l’universo» diceva. Eppure, tutte le evidenze indicano che Dio sia un gran giocatore d’azzardo.

Più concreti i temi della parte finale del libro: la sopravvivenza sulla Terra, la colonizzazione dello spazio, l’intelligenza artificiale e la possibilità di plasmare il futuro. Ma questi ultimi temi sono stati un po’ trascurati nella discussione.

I lettori del Caffè, infatti, si sono soffermati di più sui primi capitoli, dedicati all’esistenza di Dio e alla negazione del creazionismo.
Innanzitutto, però, va detto che alcuni hanno incontrato grandi difficoltà di comprensione; in un caso, ci si chiedeva se ha senso interrogarsi su simili temi (la persona in questione dichiarava di non farlo mai). In particolare, l’introduzione dello stesso Hawking è in effetti un po’ ostica per i non addetti ai lavori, mancando quelle riformulazioni ed esemplificazioni che la divulgazione richiede. Molti, comunque, hanno letto il testo con interesse e hanno trovato stimolanti le proposte dell’autore, nonostante il tono a volte un po’ apodittico e autocelebrativo. Si è anche suggerito che la traduzione in italiano non sia del tutto fedele, visto che il titolo originale differisce da quello in italiano: «Brief Answers to the big Questions» (non «le mie risposte»), ma è difficile stabilirlo se non si legge tutto il testo in inglese. Qualche lettore, forse più informato degli altri in materia, ha riscontrato alcuni difetti, come la mancanza di conclusioni vere e proprie nei vari capitoli, o la limitatezza del discorso, privato di una vera discussione con il lettore. I più contenti di aver letto il libro considerano Hawking un visionario capace di affrontare i grandi temi e di aprire orizzonti a chi legge, incitando a cambiare le cose (per esempio, migliorando la situazione ambientale, o colonizzando lo spazio). Le prese di posizione dell’autore in fondo sono opinioni, ma sono corroborate da basi scientifiche solide. Qualche domanda rimane però aperta: per esempio, chi ha dato l’avvio al Big Bang?
A un certo punto, la discussione si è liberamente ampliata a tematiche più vaste: se la matematica sia stata inventata o scoperta, se il principio di causa possa spiegare veramente tutto, se la religione nelle sue conclusioni non debba essere autonoma dalla scienza, o se il problema del tempo non rimanga in fin dei conti un tema filosofico (tornando a Sant’Agostino, per esempio).

In fondo, però, i dieci brevi saggi di Hawking non sono così teorici come si sarebbe portati a credere. Costituiscono fondamentalmente un appello ai lettori del XXI secolo perché, finché sono in tempo, accettino le sfide chiave della nostra epoca e agiscano di conseguenza. E quella di Hawking è soprattutto una speranza:

Spero che in futuro, anche quando non sarò più qui, le persone che governano il mondo siano in grado di mostrare creatività, coraggio e leadership. Mi auguro che si dimostrino all’altezza della sfida posta dagli obiettivi di uno sviluppo sostenibile, e che agiscano non per il loro interesse personale ma per il bene comune. Sono del tutto consapevole della preziosità del tempo. Cogliete l’attimo. Agite ora.

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