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Pillole di narrativa: “Madre notte” di Kurt Vonnegut

Un americano, Campbell, protagonista e voce narrante del romanzo, decide di raccogliere i suoi pensieri e i suoi ricordi mentre si trova nel carcere di Gerusalemme, in attesa di essere processato per crimini di guerra, con l’accusa di propaganda radiofonica nazista, a cui presta la voce in lingua inglese.

Ecco la sintesi tematica di Madre notte di Kurt Vonnegut, romanzo pubblicato nel 1961 che sfocia, in un certo senso, in un autentico documento storico.

Campbell, intorno al cui punto di vista ruota tutta la narrazione, è un personaggio che oscilla tra profondità intellettiva e inabilità a condurre le proprie scelte in autonomia. Più volte, nel corso delle pagine, il lettore è portato a chiedersi se la sua sia una scelta politica dettata da intime convinzioni o dalle esigenze del controspionaggio statunitense. Infatti, la sua figura è ambigua: da un lato, è una spia americana in suolo tedesco, dall’altro non verrà mai riconosciuto come tale e, sconfitti i tedeschi, verrà deprecato dalla stessa comunità per la quale si è sacrificato. Campbell recita molto bene il suo ruolo di commentatore radiofonico antisemita e filo-nazista; in tal modo, si assicura la benevolenza dei tedeschi e, allo stesso tempo, manda messaggi segreti agli alleati, durante le trasmissioni, senza destare alcun sospetto. Ciò che turba in lui è il distacco con cui interpreta questa parte adducendone lui stesso la causa alla fragilità insita nella natura umana; sgomenta la sua piena coscienza del male fatto; sorprende quanto la finzione che porta avanti finisca col conformarlo all’immagine che esibisce al mondo.

Chi ha dimestichezza con i libri di Vonnegut sa bene quanto lo scrittore sia renitente ad ogni moralismo e quanto sia avvezzo a mostrare la metamorfosi della complessità del reale. Tuttavia, vi è una linea surreale, a volte anche grottesca, che innerva i suoi racconti e, in modo particolare queste pagine in cui, con grande lucidità, l’autore porta a riflettere sulla alterazione dello stato mentale che agisce in chi perde la capacità di distinguere il bene dal male. Esattamente come nel suo personaggio. (M.)

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