Alfredo Giuliani, dolore (citazioni), Giuliani (Poesie), lettura, Nulla (citazioni), paura (citazioni)

Poesia del giorno ~ 23 ottobre 2020

Illesi, piaga o errore non badiamo.
Spande il sangue prodigio degli anni.
Azzurri i selciati  dell’alba.
Circonclude il tramonto noi che tramontiamo.

Impaziente, paziente sempre il ritmo s’attarda
e conviene al presente fedele. I vuoti
son pieni, realtà fantasma realmente.
Vivere, lungo lungo l’attimo è buona guardia.

Distinzione di fini riconosce uguale,
getta via la paura la cara contraddizione,
del passo incespico fa una danza.
Ritorce l’offesa un dolore speciale.

Insaziato groviglio di ciò che non accade,
tenerezze orribili della mediocrità.
Il naufrago è onorato con il suo rottame,
il malcompiuto un flusso storico pervade.

Violenza di pulcinella, disciplina da caporale.
L’avida smorfia è tuttofare e disfare.
Di sorte in sorte la spola s’incanta,
il meglio viene vestito del male.

Come il malato nel giardino dell’ospedale,
nel paese dell’anima va tedioso lo spettro;
confuso dalla brezza e dai colori della nube,
il mistero aborre le corsie dell’abissale.

Morire, come vorresti? Fare ponte al passaggio.
Non corteo d’elezione, non pietoso trapasso;
né contesa né approccio aver rinviato,
mancanza supplita con spurio coraggio.

Tutto a grazia e giustizia aver innalzato
in continuato fervore e riparazione;
i mostri dell’infanzia, le fioche persone,
nel volo mancino obblighi e colpe rovesciato.

A che servono i grimaldelli la ruggine la chiave,
il crepitio delle cicale nel crogiolo dell’estate?
Esplodono i gonfi propositi nel cuore, il cane latra
alla porta, la luna appende un riflesso alla trave.

C’è un’avventura che si chiama ragione,
margine della misura e dello smisurato.
La prima idea fu l’evento, stupore proclamato
d’essere e tempo nella coniugazione.

Recita un grido, adora un albero di vita,
pensa l’opera immane l’eroe nella desolazione.
Nell’agonia dell’ozio il dio ironico
l’ossessione che agì immune ricompensa.

Tenebra splende nel delirio aperto,
l’aversi al dare si conforma.
Sotto le palpebre la combustione del tatto.
Vita in morte, che sconcerto.

Molti nomi ha la terra. Pochi suoni
colmano l’ora, traboccano per dire
alla viva quiete moto rivelazione
di semi e figure che subito abbandoni.

Parola fu in origine voce dell’assente;
né tu l’ignori che, l’ombra capovolta,
scendi per l’aria ferita dal rombo dei motori
e tumultuare ascolti dal muto frangente.

Enfatica è l’unione del passo e della strada,
o sommessa nella felpa cauta e ansiosa,
o sotto la selce perduta; perduta nella febbre
che solleva i talloni, la voce palpita, richiama.

Viene l’enorme silenzio da sorpassare,
inevidenza assoluta s’accende nei dilegui.
Non sapere dove la svolta conduce
è il modo buono di pensare.

Vagabonda scarabocchia la terra,
chi ha temprato la punta alla mente?
La carta vetrata dei giochi, l’adulto coltello
che sbucciò l’evidenza dal niente.

Alfredo Giuliani, La cara contraddizione

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