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IL TREDICESIMO INCONTRO DEL CAFFÈ LETTERARIO DI ZURIGO: UN MEETING ON-LINE PER «LA PESTE» DI ALBERT CAMUS (a cura di Vittorio Panicara).

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Una novità assoluta per il Caffè, un incontro su Zoom per discutere insieme ma a distanza (misura dettata da ovvi motivi di opportunità in tempi di pandemia), ha avuto un indubbio successo, sia per la scelta del testo, «La peste» di Camus, sia per la partecipazione dei lettori, notevole per quantità e per qualità. Ha preso parte alle discussioni, infatti, la traduttrice del testo, Yasmina Melaouah, che ha parlato da Milano, dove insegna alla Civica Scuola per Interpreti e traduttori Altiero Spinelli di Milano.

Il testo

Pubblicato nel 1947, il romanzo ebbe subito un grande successo e rese anche più grande la fama di Camus. Ambientato a Orano, in Algeria, racconta la vicenda di una lotta collettiva e incessante contro una terribile pestilenza. A un’attenta lettura la peste, da un punto di vista filosofico, rappresenta il Male, ma l’intera vicenda, stando alle stesse dichiarazioni dell’autore, esprime metaforicamente la lotta dei partigiani francesi durante l’occupazione nazista. Camus, infatti, nel ’42-43 era in Francia e partecipava alla resistenza. E se Rieux è il protagonista (ed è anche l’io narrante), in realtà è solo l’unione di lui con gli altri “combattenti” – Rambert, Grand, Tarrou (una sorta di “santo laico”), Cottard e a modo suo Paneloux – che porta a una vittoria effimera quanto reale, emblematica della condizione dell’uomo che lotta contro le avversità. Infatti, ad essere vinta è la peste, ma non la malattia in quanto tale, perché è l’uomo stesso che è malato di un morbo intrinseco alla sua stessa natura.

La “cronaca” della pestilenza è solo apparentemente una narrazione distaccata e oggettiva, perché il suo vero scopo è di mostrare drammaticamente, come ne «Lo straniero», l’assurdità della vita e la presenza del male, inteso come scandalo e come entità ancestrale e metafisica. In aggiunta, l’autore denuncia la necessità di una “rivolta” nei confronti dell’egoismo e delle illusioni, che, come quella religiosa, non permettono agli uomini di liberarsi e di raggiungere la vera solidarietà. Difatti, tale rivolta, che nasce dalla presa di coscienza del paradosso dell’esistenza umana, da solitaria si trasforma in collettiva e solidale, perché, per parafrasare le parole dello stesso Rambert, «a volte si prova vergogna nell’essere felici da soli». Infine, il problema di un Dio creatore che permette il martirio dei bambini è insolubile. E Paneloux, convinto che si debba amare anche l’incomprensibile e che ci si debba affidare alla volontà divina, è idealmente sconfitto. Tale posizione si scontra con quella di Rieux che, avendo una idea diversa dell’amore, rifiuta di amare una creazione in cui è ammesso torturare gli innocenti.

La traduzione

Yasmina Melaouah, prendendo spunto dal suo lavoro di traduzione, ha messo in rilievo la particolarità della costruzione del testo e della lingua scelte da Camus. Fin dall’inizio l’uso del termine “cronaca” segnala la scelta antiretorica dell’autore, che mediante la voce narrante pare esprimere un’asciutta ricognizione di eventi, escludendo ogni abbandono sentimentale, ogni ornamento o abbellimento. Il tono quasi notarile, in realtà, esprime solamente l’estrema cautela nel riportare emozioni che l’autore non vuole enfatizzare, in nome di una scelta di poetica che si riflette bene in una lingua semplice e antiletteraria. A Camus preme sottolineare la propria onestà intellettuale nel momento in cui va all’osso della natura umana, svelandone i segreti, affrontando la complessità della verità senza artifici o infingimenti e riducendo lo straordinario all’ordinario.

Nel passaggio dal francese all’italiano la traduttrice ha cercato soprattutto di mantenere la musicalità della lingua del romanzo, risolvendo al tempo stesso i problemi dovuti alla sintassi a volte un po’ involuta dell’autore. Si è poi aiutata in parte con i testi paralleli relativi all’Algeria o alle caratteristiche della malattia, e soprattutto con l’intertestualità, dai testi filosofici di Camus alle opere teatrali. Inoltre, la cronologia degli eventi, piuttosto precisa, ha aiutato molto la traduttrice nel suo lavoro e lo stesso può dirsi dei riferimenti atmosferici. Le frequenti metafore esprimono gli stati d’animo della cittadinanza, spesso condivisi dai protagonisti della vicenda, che sono forse altrettanti alter ego dell’autore.

A questo proposito, quando le è stato ricordato che nella prima stesura del romanzo, quella del ’43, c’era un solo personaggio principale, Stephan, poi soppresso, ha tenuto a sottolineare quanto costui fosse emotivamente troppo vicino a Camus, che a un certo punto si è reso conto che doveva rinunciare all’Eroe e a un Io lirico, in favore di una narrazione veramente collettiva “forgiata” dall’idea di rivolta.

Un altro segnale utile per la traduttrice è stata senz’altro la frequenza nel testo di congiunzioni come le «e» e i «ma», difficilmente eliminabili nella loro necessità sintattica. Camus era l’uomo dei «ma» e, come si sa, la sua intransigenza gli provocò l’ostilità del mondo culturale francese. Nel suo complesso era un autore che si manteneva, dal lato culturale come da quello esistenziale, all’interno delle contraddizioni della condizione umana e che per uscirne rifiutava i compromessi e le facili scorciatoie.

L’effetto corale del romanzo viene ad essere mitigato dall’empatia che il personaggio centrale, Rieux, suscita nel lettore, ma i suoi interventi, anche quando esprimono in tutta evidenza gli ideali e le posizioni teoriche camusiane, sono sempre sobri e misurati.

Discutendo…

«La peste» appartiene, a detta dello stesso Camus, a un ciclo, quello della “rivolta”, che fa seguito a quello dell’”assurdo”, culminante ne «Lo straniero». L’autore procedeva seguendo contemporaneamente diverse forme espressive: romanzi, saggi, pezzi teatrali e articoli giornalistici; e la “Forma” dell’arte vi era sempre presente, coerentemente con i suoi principi di poetica. È così possibile confrontare, per esempio, «L’uomo in rivolta» con «La peste» per trovare enunciate le idee libertarie e di nuova fratellanza di cui si è detto, così presenti nel romanzo. Ed è anche possibile osservare il passaggio da una fase all’altra. Da una parte è possibile considerare il cambiamento e lo sviluppo di concetti come quello di individualismo, che è disperato e anarcoide nell’”assurdo” della vita di Meursault, ma altruistico e comunitario nel “ciclo della rivolta”; ma dall’altra si può facilmente notare la permanente condanna (ma più motivata e complessa ne «La peste») di posizioni religiose riguardanti il problema del male che Camus rifiutava.

Un tema ancora più discusso è stato infatti quello del passaggio dal male storico, concreto nelle sue manifestazioni, a quello assoluto, metafisico. Si parte idealmente dalla pestilenza a Orano e si arriva ai dialoghi della parte finale, in cui si discute della responsabilità morale. Il riferimento cade ovviamente al personaggio di Padre Paneloux e alle sue due prediche; nel mezzo tra le due c’è la sofferenza e la morte del figlio del giudice Othon. Può l’”Angelo della peste” trovare una giustificazione nel momento in cui procura la morte di bambini innocenti? Basta far ricorso all’ineluttabilità della volontà divina? È accettabile una creazione che assicura alle creature non solo la morte, ma una sofferenza continua, ingiustificata e assurda? Il messaggio dell’autore a questo riguardo è chiaro: Rieux, suo portavoce, afferma chiaramente la sua intenzione di badare non alla salvezza delle anime, compito che spetta a Paneloux, ma solo alla salute delle persone, considerate nella loro realtà di umanità sofferente. La solidarietà non ha bisogno di comandamenti divini, ma di un’azione comune che riconosca la dignità dell’Altro in quanto essere umano.

Conclusioni

Le reazioni dei singoli lettori non sono state univoche: a qualcuno leggere «La peste» ha procurato una certa angoscia, ad altri una buona dose di ottimismo e ammirazione per l’analisi psicologica.  In ogni caso nessuno nel Caffè Letterario nega il valore e l’attualità del libro, capace di far riflettere sul problema delle società sconvolte dalle epidemie e sulla necessità di cooperare tutti insieme per affrontare e vincere, anche se solo temporaneamente, il morbo. Molti hanno trovato delle analogie tra il comportamento dei cittadini di Orano e quello degli italiani durante l’odierna pandemia, anche se le circostanze sono molto diverse, con i mass-media che hanno influito molto, e non sempre positivamente, sul corso degli avvenimenti.

 

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Alcuni siti di riferimento:

https://www.bompiani.it/catalogo/la-peste-9788845283512

https://www.astoriaedizioni.it/catalogo/yasmina-melaouah/

https://fondazionemilano.eu/news/premio-alla-carriera-a-yasmina-melaouah-1

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