Letteratura italiana, lettura, Pazzi (recensioni), Recensioni, Roberto Pazzi

Noterelle su VERSO SANT’ELENA di Roberto Pazzi

Prima parte

Incominciamo con lo sfatare una leggenda. Napoleone non è morto a Sant’Elena, come tutti credono, poiché la fregata che ve lo conduceva sotto il comando dell’ammiraglio Cockburn non attraccò mai al porto di Jamestown. Subì invece una sorta di “naufragio” in prossimità dell’isola, che l’imperatore perciò intravide soltanto, senza sbarcare. Di conseguenza, i milioni di turisti che ogni anno si recano in pellegrinaggio all’Hôtel desInvalides,credendo le spoglie del grande uomo là ricomposte nel sarcofago che fascia le sei bare interne sotto la cupola, ignorano che è vuoto. Napoleone è sì sepolto da qualche parte: ma in un’arca ancora più sontuosa, anche se ben più difficile da localizzare.

     a8deeacacdf6479586483c7f7fab6890-KEWNB3FL.jpgAl giorno d’oggi, una simile notizia sarebbe facilmente bollata come bufala. Ma che vera sia, ce lo dimostra l’ultimo, sorprendente romanzo di Roberto Pazzi, Verso Sant’Elena (Bompiani, 2019, 15 euro), in una persuasiva ricostruzione dell’ultima notte di Napoleone, davanti all’inospitale ricetto che avrebbe dovuto accoglierlo per il resto dei suoi giorni. Solo che a Sant’Elena, appunto, un evento del tutto inaspettato impose alla Northumberland un diverso periplo, mutandola in una sorta di “vascello fantasma”, costretto a percorrere rotte che le carte nautiche ignorano, ma sulle cui coordinate sovranamente naviga l’audacissima fantasia dello scrittore.

     Malgrado la sua relativa brevità, meno di 200 pagine, il romanzo lascia un’impressione di densa lunghezza, per la gran quantità di eventi e figure che vi si accampano. Così, benché l’azione si risolva tutta nella cabina di una nave, e il tempo si raggrumi intorno alla mezzanotte del 14 ottobre 1815, la vicenda si dilata a dismisura nello spazio e nel tempo, dalla puerizia di Ajaccio alla morte dilazionata ben oltre il fatidico Cinque Maggio, nel futuro u-topico e a-cronico della mente. E nel pieno rispetto delle unità aristoteliche, il dramma si risolve in un calibrato equilibrio di atti incastonati tra un prologo e un epilogo.

     Siamo al tramonto del sabato che precede lo sbarco. Già il Charadrius sanctaehelenae, l’endemico uccello del posto, si è posato sul pennone, a testimoniare la vicinanza dell’isola; e la frenesia dell’indomani agita, insieme al comandante, tutto il numeroso equipaggio. La navigazione si è svolta tranquilla, in un clima di rassegnata fluidità, anche se è stata più lunga del previsto (curiosamente coincidendo con quella di Colombo, da agosto a ottobre, giorno più giorno meno), a causa della rotta insolita seguita dall’ammiraglio, anch’esso inconsapevole strumento di un “destino letterario”.

     Solo nella sua cabina, l’imperatore ha appena appreso la notizia. E ancora incapace di rassegnarsi al declino dopo aver determinato le sorti del mondo, ne investiga le cause, individua i colpevoli, interroga i disguidi, immagina le alternative: sempre speculando su come sarebbero andate le cose, se… se… Confusamente, però, non ha smesso di sperare che un oscuro prodigio possa ancora prodursi, come già l’altra volta all’Elba. Non quest’epilogo oscuro può chiudere degnamente la sua grandiosa avventura terrena. Non può essere finita così! Qualcosa deve ancora accadere… e quel qualcosa in effetti, inaspettatamente, radicalmente, accade…

     Nel dormiveglia, tenue confine tra realtà e sogno, ecco comparire una figura che, malgrado il suo volatile statuto esistenziale e il gran tempo trascorso, Napoleone subito riconosce. È Eugénie, la protagonista del suo dimenticato romanzo giovanile, che aveva fatto palpitare il giovane Clisson, prima che l’autore troncasse l’opera per correre al richiamo delle armi. Ed è una figura letteraria, quella venuta a dirgli che l’antica vicenda non è conclusa, perché “io ti sono cresciuta dentro, ti ho seguito di nascosto ogni giorno, fino a imbarcarmi in segreto con te per la tua isola.”

     Stupito e incredulo, Napoleone apprende così che, proprio perché l’aveva persa, Eugénie è tornata. Per regalargli “la cosa più preziosa che gli manca, il tempo”. Eugénie è tornata per riportarlo indietro a quel bivio, prima che Clisson l’abbandonasse per una carriera di artigliere. Sulle pagine bianche del giornale di bordo, d’ora in poi sarà lei a scrivere il seguito di quella storia. E che la risolvano insieme a Sant’Elena o altrove, non smetterà più di condurlo “alla corrente grande della vita, dove come gocce d’acqua si confondono a quelli comuni anche gli uomini come lui.” Non è più questione, dunque, di annotare i giorni del prigioniero, come si appresta a fare Las Cases nel suo memoriale: bensì di inventare, muovendo da quel passato, il percorso alternativo che non è stato ma che ancora può essere. Si tratta insomma di scrivere la vicenda di un possibile, svincolato dalla Storia ma saldamente ancorato nell’arte… 

     Così, poco a poco, “la creatura del libro prende forma” e consistenza. Se il geniale condottiero, ammirato e detestato, ha creato il suo ruolo pubblico, ad esso Eugénie intende ora opporne uno privato. All’eroe che ha cercato la gloria nell’esercito, rinunciando alla scrittura, ora vuole additare un’altra gloria, di modo che “le due vie, appena sbozzate in Clisson et Eugénie, si possano ricongiungere per sempre anche nelle pagine di una grande penna”.

     È un amore fuori dalla Storia, un puro idillio romantico, ciò che Eugénie viene a proporre allo sconfitto, mutando perciò la chiusa del romanzo giovanile. Sa però che Napoleone non potrà seguirla, prima di aver regolato i conti con la Storia vissuta. Sa che ancora di troppa “realtà” è piena la sua memoria: di troppi ingorghi politici e militari, di affetti, entusiasmi suscitati e disillusioni provate. E che con tutto ciò deve fare i conti e liberarsi, per poter fare più agevolmente il salto nella dimensione più autentica del sogno, dove non esiste sconfitta, e dove si acquisisce un’altra immortalità. E allora, ritiratasi discretamente da parte, con pazienza aspetta che “dei dì che furono / l’assalgail sovvenir”. (1/3)

Noterelle su “Verso Sant’Elena” di Roberto Pazzi – Seconda parte

Noterelle su “Verso Sant’Elena” di Roberto Pazzi – Terza parte

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