Gaiman (recensioni), lettura, Neil Gaiman, Recensioni, religione

Odino e Thor riprendono vita ne I miti del nord di N. Gaiman

È difficile avere una mitologia preferita proprio come avere una cucina preferita in assoluto (certe sere si ha voglia di mangiare thai, altre sushi, altre ancora si desiderano disperatamente i semplici piatti che cucinava la mamma quando eravamo piccoli). Ma se proprio dovessi dichiarare quali sono i miei preferiti, probabilmente direi i miti norreni”

51e9gNol41L._SX323_BO1,204,203,200_.jpgQueste sono le parole con cui Neil Gaiman apre il suo Norse Mythology (in Italia arrivato al grande pubblico con il titolo Miti del Nord), raccolta di racconti che ha riscosso un enorme successo, sopratutto nei paesi anglofoni, diventando il Number 1 Sunday Times Bestseller. Gaiman non è certo un neofita della scrittura: tra le sue opere più famose ricordiamo L’oceano in fondo al sentiero, opera fantasy vincitrice del Book Awards 2013 come libro dell’anno; e American Gods, altra opera fantasy del 2001, vincitrice del premio Nebula e Hugo. L’autore si è cimentato anche nella stesura di fumetti e di sceneggiature per il piccolo (tra cui due episodi di Doctor Who) e grande schermo.

Essendosi mosso soprattutto nell’ambito del genere fantasy non stupisce forse che Gaiman sia approdato ai miti della tradizione norrena, spesso ripresi proprio da autori come Tolkien e Martin. In effetti, figure mitologiche come Odino o Thor affascinano da sempre la cultura popolare, che rimane tuttavia pervasa da personaggi risalenti ad un’altra tradizione: quella della mitologia greca (si pensi a quanti dèi e personaggi greci sono presenti nella letteratura europea, nelle pellicole cinematografiche o nella … psicoanalisi, con i suoi complessi di Edipo e di Elettra.

La mitologia norrena, tuttavia, non arriverà mai ad una tale diffusione, anche perché le sue fonti sono molto più scarne. Ciò ha costituito un problema anche per lo stesso autore di questo libro, che per la stesura dei suoi racconti ha potuto contare sostanzialmente solo su due sole opere: l’Edda in prosa di Snorri Sturluson e l’Edda poetica. Si tratta di testi scritti nel XIII secolo, molto tempo dopo la cristianizzazione della penisola scandinava, e che costituiscono ad oggi l’unica fonte sui miti norreni, visto che nel periodo di massima popolarità di queste leggende, l’epoca vichinga, la trasmissione era solo orale. La mano cristiana che poi li ha trascritto, ha lasciato tracce molto evidenti nelle fonti, e quindi anche nel testo dello stesso Gaiman, soprattutto nel racconto dedicato alla creazione, in cui si ritrovano evidenti echi del testo biblico:

Le sembianze di una persona […] non era maschio, non era femmina, era maschioe femmina (p. 10)”  <=>  “Maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27).

“Ymir si addormentò, e mentre dormiva partorì: un gigante e una gigantessa, che nacquero dall’ascella sinistra di Ymir” <=>  “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna, e la condusse all’uomo. (Gen 2, 21-2).

 In qualità di voce narrante, Gaiman si pone davanti al lettore come un bardo antico, per riportarlo alle atmosfere nordiche: quando, durante le lunghe notti invernali, davanti al fuoco si raccontava dell’astuto Loki, del sapiente Odino e del possente Thor. Lo stile è quindi secco, narrativo e a tratti ripetitivo (i nomi degli dèi sono spesso seguiti da epiteti che li caratterizzano) elemento tipico dei testi trasmessi oralmente. La ripetitività, però, non è solo stilistica ma anche narrativa, visto che la maggior parte degli episodi segue una struttura simile: gli dèi si ritrovano nella loro sala; un elemento disturbatore compare (di solito generato da Loki); si trova una soluzione (spesso tramite intervento di Odino) e il precedente ordine viene ristabilito.

I racconti hanno quindi un carattere episodico e fiabesco, che riduce gli dèi a figure quasi umane:  necessità ancora una volta veicolata dalla mano cristiana (e quindi monoteistica), che per prima compilò la fonte da cui quest’opera è tratta. Gli dèi pertanto, pur essendo divinità, invecchiano e devono mangiare le mele di Idhun per fermare il processo. Inoltre muoiono (come succede a Balder, che a causa del fratello finisce nel mondo dei morti), o possono essere sconfitti da potenti nemici, come ci racconta l’episodio della visita di Thor nel regno dei giganti.

Questi personaggi, però, pur essendo probabilmente lontani dalle divinità del vero pantheon vichingo (al quale, ahimè, non avremo mai accesso diretto), paradossalmente finiscono per sembrarci vicini, con le loro pulsioni e i loro desideri “umani”. E, cosa ancora sorprendente, condividono con noi la certezza dell’inevitabile epilogo: Ragnarok, la battaglia finale in cui morirà lo stesso Odino. È in quest’ultimo episodio che la penna di Gaiman ci regala un racconto che si innalza sulla qualità dei precedenti. E lo stile, qui divenuto epico, ci narra della fine di tutto il mondo nel quale il lettore si immerso per tutte le pagine precedenti.

L’opera di Gaiman è ben pensata, ben strutturata, e scritta senza troppe pretese, senza però mai scivolare nell’inadeguato. Direi che si presenta come un’ottima lettura invernale: per quelle serate, insomma, dove anziché rimuginare si vuole volare con la fantasia nell’epoca dei potenti Vichinghi e dei loro dèi.

Per effetto di questa suggestione, mi sento di consigliare fortemente il libro a quei lettori che vogliono conoscere più da vicino quanto ci è rimasto della tradizione norrena, e a coloro che vogliono rivivere le atmosfere della Norvegia o della Svezia (io stessa ho acquistato il libro all’aeroporto di Oslo).

 

https://www.theguardian.com/books/2017/feb/12/norse-mythology-neil-gaiman-reviewbloomsbury

https://www.newyorker.com/books/page-turner/neil-gaiman-reanimates-the-norsemythsand-

loki-once-again-is-the-most-alluring-character

 

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