Bruce Chatwin, Chatwin (recensioni), globalizzazione (citazioni), letteratura inglese, Recensioni, viaggio

RITORNO IN PATAGONIA con Bruce Chatwin e Paul Theroux (e con Vittorio Panicara).

Pubblicato nel 1985 in occasione di una conferenza, scritto a quattro mani, «Ritorno in Patagonia» segna la sintesi e l’aggiornamento dei due testi sulla Patagonia scritti dai due autori qualche anno prima («The Old Patagonian Express» nel 1979 da Theroux e «In Patagonia» di Chatwin del 1982). In parte è la ripresa di motivi già presenti nei due libri, in parte è un commento che ci aiuta a capire meglio il senso della loro “letteratura di viaggio”. Vediamone alcuni e cerchiamo di capire se reggono il confronto, pur nella loro letterarietà, con l’attualità.

Comincia Chatwin, spiegando il senso di «patagonico», vale a dire l’esotico, il mostruoso che attrae (cita «Moby Dick» di Melville), l’Estremo Limite. La Patagonia è stata vista dai primi esploratori alle prese con i Tehuelche come la Terra del Diavolo e colpisce ancora oggi la fantasia di chi l’attraversa; inoltre, è un po’ come le colonne d’Ercole per il viaggiatore classico assetato di conoscenza (in uno dei capitoli finali verrà infatti ricordato l’Ulisse dantesco e sarà citato il canto XXVI dell’Inferno). Alla domanda spontanea del lettore, se siamo di fronte a un nuovo terreno di esplorazione per due novelli Ulisse, risponde implicitamente  Theroux, quando identifica il Sud del mondo con la libertà e il suo viaggio da giovane in Patagonia come «l’esperienza della libertà (…), la destinazione perfetta». È la libertà di chi vuole conoscere e capire, oltre ogni proibizione o tabù. E la sua scoperta, una volta arrivato, la spiega in questo modo:

E quando finalmente vi arrivai, ebbi la sensazione di essere approdato al nulla, a un non-luogo. Ma la cosa più sorprendente era che mi trovavo ancora nel mondo, pur avendo viaggiato per mesi verso sud. Il paesaggio aveva un aspetto desolato, eppure dovevo ammettere che i suoi tratti erano leggibili e che io esistevo in esso. Questa era la scoperta: il suo aspetto. Pensai: un non-luogo è un luogo.

Gli spazi sconfinati della Patagonia lo mettono di fronte alla scoperta dello spazio senza limiti (il «non-luogo»; in un capitolo successivo citerà Borges: «Non ci troverete nulla. Non c’è nulla, in Patagonia»), che come tale, però, è ancora un luogo. Il paradosso è poi definito da Theroux con un’immagine significativa: di fronte a lui c’è un nulla di cui non c’è niente da dire – «qui non c’era nulla di cui parlare» – , ma poi vede dei fiori («minuscoli fiori in uno spazio immenso») e capisce che in Patagonia non c’è una via di mezzo tra il minuscolo e l’immenso. La percezione degli spazi immensi che “ospitano” dei piccoli fiori non è altro, detto diversamente, che la contrapposizione tra finito e infinito, in cui l’uno è complementare all’altro. E se l’infinito dello spazio, che concettualmente è  l’universale, è un continuo, una cornice vuota senza cornice, a sua volta il particolare, l’individuale (i piccoli fiori), esiste in esso e grazie a esso, ed è il discontinuo.

Il testo assume poi un andamento più narrativo.

Chatwin riprende e riassume  la vicenda della ricerca della pelle del “milodonte” ritrovata dal cugino Charlie in una caverna della provincia cilena di Magallanes; il romanzo «In Patagonia» è dedicato interamente al viaggio del giovane Bruce in cerca di questa pelle. Si tratta, come spiega lo stesso Chatwin, del tema letterario più comune e antico per un racconto di viaggio – la ricerca di qualcosa o di qualcuno in terre lontane – e ciò, se denota sincerità, fa capire anche quanto il suo testo nasca per lo più dalla voglia di affabulare e inventare e sia un po’ meno, perciò, la semplice cronaca di un viaggio.

Theroux racconta poi le esperienze e il contenuto dei libri di W. H. Hudson, soprattutto di «Giorni oziosi in Patagonia» (1893). Per Hudson viaggiare in Patagonia è un modo per innalzare il livello della propria esistenza e, per quanto in una prospettiva sessuofobica, per curare i mali della vita, a patto però di non cercarvi nulla e di abbandonarsi alla contemplazione (uno stato di sospensione e di vigilanza) e alla commozione che suscita in noi una natura così desolata. Contraddice così alcune considerazioni, tra gli altri, di Darwin e di Melville, colpevoli secondo lui di aver voluto… cercare qualcosa in Patagonia. Hudson odia i libri scritti alchiuso. Vorrebbe una morte perfetta, cioè una morte patagonica, a contatto con la natura, magari cadendo da cavallo, o mentre guada un fiume in piena (ma purtroppo non sarà così, conclude Theroux in questo capitolo).

Chatwin rievoca poi la colonizzazione della Patagonia, la migrazione dei gallesi nel Rio Chubut e a Puerto Madryn, le imprese forse solo leggendarie di Butch Cassidy. Aggiunge una dotta analisi dell’origine del termine «Patagon» (confutando la soluzione «Piedegrande»), mentre Theroux, da parte sua, racconta come da Magellano in poi si sia parlato della Patagonia e della Terra del Fuoco come di un paese di giganti. Segue la descrizione dei fuegini fatta da James Weddell, che li incontrò nei pressi di Capo Horn («Viaggio verso il Polo Sud», libroimportante, portato con sé da Darwin sulla Beagle): sono gli stessi selvaggi bestiali che troviamo nelle «Avventure di Gordon Pym» di Edgar Allan Poe, i crudeli tsalasesi, che parlano l’ebraico (come i fuegini nel racconto di Weddell) e sono tutti neri (ma ciò dipende solo dai pregiudizi razziali di Poe). «Viaggio verso il Polo Sud» aveva influenzato fortemente Poe, che, tra l’altro, narrando il folle viaggio autodistruttivo di Pym mostra la sicura reminiscenza dell’Ulisse dantesco; le «Avventure di Gordon Pym» influenzeranno tutto l’Ottocento, fino a Baudelaire e a Rimbaud.

I fuegini, in realtà, erano un popolo mite, contento della propria vita e desideroso soltanto di essere lasciato in pace; la loro lingua, tanto disprezzata da Darwin, fu poi studiata dal reverendo Bridges: era in realtà molto complessa e un uomo della tribù Yaghan aveva mediamente un vocabolario di ben 30mila parole! Epidemie e stragi cancelleranno i fuegini dalla faccia della Terra molto rapidamente. Secondo i dati riportati da Theroux, l’estinzione degli Yaghan fu progressiva e inesorabile: dei 3000 del 1834 (quando la Beagle lasciò la Terra del Fuoco), si va ai 400 del 1889 (censimento del governo argentino), per arrivare ai 50 del 1924 (Lothrop). Oggi non esistono più. Di loro rimane solo un brutto monumento in una piazza di Ushuaia e la documentazione del loro sterminio.

Nell’ultimo capitolo Chatwin ricorda di nuovo Dante; stavolta cita il secondo canto del Purgatorio e descrive la figura del nocchiero di anime, credenza comune anche alle leggende degli indios.  Nell’isola di Chiloè, per esempio, un certo don Antonio, vecchio narratore indio, mostra a Bruce una lunga roccia nera, detta il pontile del Traghettatore: chi in passato non ha creduto alla sua vera funzione  ha dovuto poco dopo… essere traghettato.

Non c’è dubbio: i viaggi narrati da Chatwin e da Thereux sono itinerari letterari orientati al passato, non al presente, e sono quasi privi di descrizioni paesaggistiche. Gli autori non lo nascondono. All’inizio Chatwin è chiaro:

Ma se mai siamo dei viaggiatori, siamo viaggiatori letterari.

Cercare l’attualità nelle due testimonianze di Chatwin e Thereux , viaggiatori letterari, è arduo, soprattutto se teniamo ben presente la Patagonia di oggi (l’ho visitata nel mese di novembre 2017). Riprendiamo e discutiamo dunque i motivi già esposti.

La connotazione esotica di «patagonico» si è mantenuta, anche se non aggiungerei il carattere della mostruosità di Moby Dick. Gli spazi sconfinati infondono ancora oggi una sorta di smarrimento misto a stupore, ma non credo che tutti, di fronte alle praterie del sud patagonico o alla Ruta 40, siano presi improvvisamente da crisi mistiche. Semmai si può parlare di senso di libertà dalle costrizioni sociali e dalla frenetica vita di oggi.

cof
Il sud della Patagonia, verso Punta Arenas
oznor
La ruta 40 con il Fitz Roy in lontananza

Non dimentichiamo poi lo sfruttamento a fini turistici delle leggende e dei personaggi di cui parlano i nostri autori. L’elenco è lungo: nel parco nazionale cileno di Los Glaciares si può visitare la caverna del milodonte (che poi era solo un bradipo troppo cresciuto) e non c’è un gran che; al milodonte è dedicata anche una (brutta) statua a Puerto Natales; c’è anche un (brutto) monumento dedicato a Darwin, stavolta in Argentina, a El Calafate (dove un museo storico illustra le fasi dello sterminio degli indios, e questo è meritevole); ai Tehuelche è dedicato un villaggio non lontano da Punta Arenas, ma a Puerto Madryn non ho trovato gallesi…

oznor
Dal museo di El calafate, a proposito dello sterminio degli indios.
cof
Puerto Madryn

L’elenco potrebbe essere lungo, ma è chiaro che le carte di credito e i telefonini hanno preso il posto del viandante autostoppista,. E il traffico automobilistico ammorba l’aria delle città grandi e piccole…

La globalizzazione ha reso meno “romantica” la Patagonia, che non è più un campionario di nazionalità come voleva Chatwin, anzi. Ma lui e Theroux ci hanno dato la “loro” versione, letteraria e acculturata, forse a volte fantastica (penso agli avventurieri alla Butch Cassidy), e non la rappresentazione oggettiva di una regione geografica. Ed è meglio così. Teniamoci cari i rinvii a Darwin, a Poe, a Dante.

Per chi volesse informarsi sulla Patagonia odierna consiglio le seguenti pagine del mio blog di viaggio:

e naturalmente la Home Page:

https://americaustraleunviaggio.wordpress.com/

Aspetto vostri commenti e domande, grazie in anticipo.

Le immagini riportate sopra sono tratte da questo blog e sono foto private.

 

5 pensieri su “RITORNO IN PATAGONIA con Bruce Chatwin e Paul Theroux (e con Vittorio Panicara).”

  1. pensa che in questi giorni sono esattamente 5 anni che sono tornato dal viaggio in Patagonia, che feci con mia moglie… uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto, posti meravigliosi, c’è poco da dire… anzi ce ne sarebbe molto da dire, e tutti tornando da lì vorrebbero scrivere il romanzo della vita… ma siccome non siamo (o per meglio dire non sono) nè Chatwin né Theroux, meglio leggere le opere di chi sapeva scrivere sul serio…
    ho letto entrambi quei libri, mentre non ho (ancora) letto Ritorno in Patagonia…
    devo dire che ho amato più il libro di Theroux che quello di Chatwin, che è comunque bellissimo… ma quello di Theroux ha una marcia in più, a mio avviso, sebbene sia meno famoso…
    quelle pagine a Buenos Aires con Borges sono un’emozione unica…
    ho talmente amato quei due libri che ho voluto procurarmi una prima edizione in lingua originale di entrambe le opere…
    con In Patagonia è stato più difficile, anche perché le prime edizioni “vere” (ossia prima edizione, prima ristampa) costano una follia… allora mi sono dovuto accontentare di una prima edizione, quinta ristampa)…
    quello di Theroux invece sono riuscito a trovarlo in “1st / 1st”, senza nemmeno strapagarlo…
    grazie per avermi ricordato la Patagonia e quei due libri!

    Piace a 2 people

  2. Grazie, Vincenzo, siamo d’accordo su tutto.
    Ricordo che parlando con un giovane ricercatore cileno del libro di Chatwin lo vidi storcere la bocca: “troppo romantico, piace ai turisti, che conoscono solo quel libro sulla Patagonia”. In effetti Chatwin inventa un po’ troppe cose e mescola ricordi letterari e leggende cercando di creare quasi un mito, Thereux è più impegnato e nell’ultimo articolo ho voluto mettere in luce il lato filosofico delle sue considerazioni. Comunque, “Ritorno in Patagonia” aggiunge poco ai due libri precedenti (e si trova con difficoltà in libreria).
    Anch’io sono stato con mia moglie in Patagonia e ne ho ricevuto un’impressione fortissima.

    Piace a 2 people

    1. un altro libro che mi piacque moltissimo, ma di taglio storico, è Ultimo confine del mondo, che racconta della “colonizzazione” di Ushuaia e della Terra del Fuoco da parte della famiglia Bridges, quando ancora era la terra degli indigeni Yamana…
      la prima parte soprattutto è davvero straordinaria…

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...