antifemminismo, globalizzazione (citazioni), populismo, xenofobia

TRE CITAZIONI E UNA RIFLESSIONE: «Razzista! Anzi, no… solo un po’… boh» (di Vittorio Panicara)

Probabilmente nessuno dà del “razzista” a un’altra persona a cuor leggero, e magari nel farlo prova un oscuro senso di malessere. Ma è anche inevitabile l’insofferenza verso coloro che iniziano un discorso con «Io non sono razzista, però…». In entrambi i casi, sia che proviamo disagio nel formulare l’accusa, sia che sospettiamo un sentimento razzista nell’ipocrisia dell’altro, ci rendiamo conto della scivolosità del termine, ottimo per un insulto, ma così opaco da definire e difficile da usare bene, a ragion veduta.

non sono razzista ma

In questo articolo focalizzeremo l’attenzione sul concetto di razzismo in generale e soprattutto su quelli che sono i pregiudizi e i comportamenti razzisti (con riferimento prevalente all’Italia).

 

IL RAZZISMO IN GENERALE

Il concetto tradizionale di razzismo è quello riportato dal Vocabolario Treccani:

ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente “superiori”, destinate al comando, e di altre “inferiori”, destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la “purezza” e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore».

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/razzista.html

In questo caso si tratta di un razzismo biologico che nella Storia, come si sa, è stato teorizzato e messo in pratica nella Germania nazista. Il semplice uso a sproposito del termine “razza”, riferito cioè all’essere umano, non è prova da sola di razzismo: come  esempio può valere la nota dichiarazione del leghista Attilio Fontana:

Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate

(si veda in http://www.lastampa.it/2018/01/16/italia/la-razza-bianca-a-rischio-fontana-choc-poi-le-scuse-zB3WTgSOSCOMsM39suDPLP/pagina.html )   Per parlare di razzismo occorre che ci sia anche la pretesa di una razza, che si crede superiore, di dominare, opprimere e discriminare un’altra, ritenuta inferiore. Possiamo anche ipotizzare che Fontana pensasse seriamente alla superiorità della “razza bianca” e al suo diritto di decidere del destino degli altri, ma ciò non è esplicito nella sua  (infelice) frase.

 

IL RAZZISMO COME IDEOLOGIA E SISTEMA

L’apartheid della Repubblica Sudafricana (con la teoria dello “sviluppo separato”) sanciva la discriminazione razziale a livello legislativo e istituzionale. L’attuale “suprematismo bianco” americano è anche un esempio di razzismo teorizzato (si veda in https://www.tpi.it/2018/04/12/suprematisti-bianchi-stati-uniti-preoccupante-ascesa/). Steve Bannon, ex collaboratore di Trump, è sospettato di avere contatti con tali organizzazioni (una sua citazione può essere interessante: «Ci sono persone razziste coinvolte nell’estrema destra? Assolutamente sì»: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2016/11/14/AS2CXV7E-suprematismo_bianco_bannon.shtml). Bannon sta diventando l’ideologo, l’ispiratore e l’organizzatore delle nuove destre europee in vista delle elezioni europee di maggio 2019. Il razzismo è dunque un tema attuale in Europa, e non solo.

Questo razzismo istituzionale e/o teorico si combina con la xenofobia, l’antisemitismo, l’omofobia, l’antifemminismo e l’etnocentrismo (si veda in merito l’approfondimento di  http://www.treccani.it/enciclopedia/razzismo/ ) e colpisce in genere i rom, i  musulmani, gli ebrei, gli omosessuali, le donne, i neri e i migranti.

ai tempi dello ius soli, paura

UN ATTEGGIAMENTO RAZZISTA

In aggiunta alla teoria e alla pratica sistematica del razzismo esiste anche un atteggiamento razzista, basato su pregiudizi che danno luogo a intolleranza, disprezzo ed emarginazione nei confronti di gruppi etnicamente e culturalmente diversi ( http://www.treccani.it/vocabolario/razzismo/ ). Non si tratta di una vera e propria ideologia. Questi fenomeni di intolleranza consistono in singoli episodi, discriminano e feriscono, ma sono frutto di un sentimento e non coincidono con una compiuta teoria  razzista e con la persecuzione sistematica tipica di regimi come quello nazista e quello del Sud Africa dell’apartheid. Degli esempi? Ovviamente i buu di spregio delle curve calcistiche nei confronti di calciatori di colore (verso accompagnato dalla gestualità delle scimmie, fattore decisivo), o i loro cori contro i napoletani (altro che “discriminazione territoriale”). Oppure la famigerata frase di Roberto Calderoli «Quando vedo la Kyenge non posso non pensare a un orango» (rimasta impunita: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/calderoli-insindacabile-pericolosa-legittimazione-istituzionale-razzismo/). Oppure il recente discorso del ministro Bonisoli, che paragona i migranti alle piante esotiche, che possono diventare infestanti senza una fase di acclimatamento: https://palermo.repubblica.it/politica/2018/09/28/news/il_ministro_bonisoli_investire_sulla_cultura_palermo_luogo_di_sperimentazione_-207592335/.

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Tahar Ben Jalloun

Si tratta di un sentimento purtroppo diffuso, come testimonia Tahar Ben Jalloun ne «Il razzismo spiegato a mia figlia»:

Tra le cose che ci sono al mondo, il razzismo è la meglio distribuita. È un comportamento piuttosto diffuso, comune a tutte le società tanto da diventare, ahimé!, banale. Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre.

Tahar Ben Jalloun, «Il razzismo spiegato a mia figlia».

Alcuni esempi di razzismo più o meno manifesto sono presenti nelle seguenti immagini, piuttosto forti (fonte: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/archivio-manifesti-razzisti/):

 

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Le scritte contro i rom, gli ebrei, i musulmani e gli immigrati (l’immagine con la Kyenge e Hitler) trasudano violenza e razzismo e questo è lampante. Ma per le altre l’atteggiamento razzista non è così evidente come può sembrare a prima vista:

  • l’equiparazione del femminismo alla violenza nell’immagine della donna con il coltello è abbastanza equivoca: tutte le donne tendono a “castrare” l’uomo, o “solo” le femministe? Si tratta di un manifesto misogino, non c’è dubbio, non solo antifemminista. Se è inteso contro la donna in generale è sicuramente razzista, altrimenti rimane il dubbio.
  • l’insulto contro gli omosessuali (tutti gli omosessuali) promette implicitamente una sorta di persecuzione violenta;
  • il manifesto dell’SVP (partito ultranazionalista svizzero) è probabilmente razzista soprattutto nel mostrare come pecore nere gli immigrati che delinquono (dunque da espellere) e come pecore bianche gli svizzeri, evidentemente bisognosi di sicurezza (la dicotomia bianco – nero richiama alla mente  le differenze razziali), ma ciò non è matematico;
  • l’avviso elettorale anti-Kyenge, per quanto violento verbalmente, è razzista soprattutto nel qualificare come “primate” la candidata PD;
  • infine, il manifesto di Salvini, contro l’”invasione” di stranieri, discrimina i “professoroni” (questo lo ha fatto anche Renzi) e gli immigrati, accusati paradossalmente di razzismo. Quest’ultimo esempio, se è innegabilmente identitario e populista (l’avversione contro l’elite colta), nasconde bene un pregiudizio sugli immigrati che danneggiano gli italiani, ma non pare chiaramente razzista (tutta la propaganda salviniana è ambigua e va letta secondo questa falsariga).

Individuato un gruppo sociale, lo si discrimina o semplicemente lo si disprezza in toto (è qui il razzismo) sulla base di pregiudizi che a volte non solo sono molto diffusi, ma che non sono subito riconoscibili come tali. Etnocentrismo, xenofobia e intolleranza costituiscono così il fondamento di un razzismo che può non essere semplicemente biologico, ma che è rivolto a un gruppo sociale.

Ma, attenzione, possono anche non costituire vero e proprio razzismo, perché la discriminazione, se è antidemocratica, non è di per sé razzista. Un esempio ben noto: “Prima gli italiani” (ancora Salvini) è etnocentrico e identitario, ma non è di per sé razzista. Ne costituisce comunque un primo passo… Alla stessa maniera, se le case popolari, o la detassazione per gli asili, vengono assegnati solo agli italiani, non possiamo parlare tout court di razzismo. La discriminazione è evidente, ma poggia solo sul criterio della cittadinanza. Diverso sarebbe il caso di un divieto per gli ebrei di contrarre matrimonio con i non ebrei (è chiaro il riferimento qui alle leggi razziali del 1938). Non è una distinzione di lana caprina: si può persuadere una persona, senza accusarla di razzismo, che quella norma discriminatoria che oggi la favorisce potrebbe essere solo l’inizio di una politica che domani potrebbe mettere in pericolo la sua stessa libertà democratica, ma se si comincia con insultarla con l’accusa di razzismo si provocherà soltanto una reazione di rifiuto. Il problema è che dietro a una chiusura identitaria discriminatoria ci sono sempre problemi irrisolti, spesso di natura economica (ad esempio la penuria di sussidi per i poveri, o un’edilizia popolare insufficiente); la legge che discrimina aprirà probabilmente le porte a misure razziste, ma non è essa stessa, entro certi limiti, razzista. Se si vuole combattere il contagio razzista e non favorirlo, occorre lottare contro la mentalità del “noi e loro” mettendone in risalto l’irrazionalità e la scarsa utilità e mostrando la necessità della libertà accompagnata all’eguaglianza.

UN ANTIDOTO: LA DEMOCRAZIA

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William Faulkner

Eppure, nel mondo globalizzato di ieri e di oggi, questi atteggiamenti razzisti dovrebbero sembrare assurdi. Secondo un famoso premio Nobel americano

vivere in qualsiasi parte del mondo oggi ed essere contro l’eguaglianza per motivi di razza o di colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve.

William Faulkner, da Saggi, discorsi e lettere pubbliche.

Il discorso sui disagi della globalizzazione, causa della rinascita dei nazionalismi e di politiche identitarie, isolazionistiche e discriminatorie ci porterebbe lontano, per cui non è il caso di affrontarlo in questa sede. Ma un antidoto al razzismo, ideologia o atteggiamento che sia, esiste.

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Norberto Bobbio

Secondo Norberto Bobbio, infatti,

Democrazia e razzismo sono due termini antitetici. La democrazia è fondata su valori universali: la libertà, l’ eguaglianza, la tolleranza, il rispetto della persona, il confronto di opinioni. Sono valori che valgono e che appartengono all’uomo in quanto tale. Sono i diritti della persona”. […] “Una caratteristica fondamentale della democrazia è di essere inclusiva, di includere, cioè, coloro che stanno fuori. Il problema del razzismo si può risolvere con l’ inclusione, fissandone però fin dall’ inizio i limiti.

https://norbertobobbiodiecianni.wordpress.com/2014/03/27/norberto-bobbio-razzismo-oggi/

Solamente la democrazia, garante dei diritti della persona, consente l’inclusione, sia pure regolata e limitata, evitando dunque ogni tipo di discriminazione. Basterebbe ricordare i principi fondamentali della Costituzione italiana, o quelli ispiratori dell’UE e dell’ONU, per rendersene conto, principi da difendere a ogni costo. Ed è su questi principi che si gioca la partita vera e propria, basti pensare a ciò che sta accadendo negli Stati Uniti…

In buona sintesi, è lecito dare del “razzista” a chi se lo merita, per la sua ideologia o per il suo atteggiamento, ma è consigliabile, se si vuole evitare che il concetto perda il suo vero senso e la sua incisività, non confonderlo con altre posizioni, come l’etnocentrismo, la xenofobia, o un nazionalismo esasperato.  Anche se magari è scomodo dire a qualcuno, al posto di «Sei  razzista», «Sei uno xenofobo!» oppure «Non fare l’etnocentrico!»…

 

N.B.

La foto in evidenza è tratta da https://www.intoscana.it/it/articolo/torna-a-cecina-la-xxiii-edizione-del-meeting-internazionale-antirazzista/

SOS razzismo Italia: https://sosrazzismo.wordpress.com/

Altro sito utile: http://www.sosrazzismo.com/

 

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6 pensieri su “TRE CITAZIONI E UNA RIFLESSIONE: «Razzista! Anzi, no… solo un po’… boh» (di Vittorio Panicara)”

  1. La democrazia liberale non è la soluzione al razzismo, date le sue contraddizioni. Abbiamo bisogno di altri tipi di Democrazie. Solo con l’uguaglianza, si combatte il razzismo o quantomeno lo si previene. Se un disgraziato ragiona di pancia, diventa razzista (e fa il gioco dei potenti)…è inevitabile. Psicologia di massa 😀
    Le masse con coscienza, come in passato, hanno dimostrato tanto su questi fronti.

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    1. Sì, in questo c’è molto di vero, nel senso che una democrazia “completa” e realizzata la si raggiunge anche e soprattutto combattendo le diseguaglianze. Ho trovato nella definizione di Bobbio, che ho pubblicato apposta a parte come “frase del giorno”, qualcosa di più rispetto al concetto liberale di democrazia, ovvero il concetto di inclusione, che esclude sia il razzismo che qualsiasi discriminazione. Oggi l’opposizione teorica inclusione-esclusione occupa un posto centrale nel dibattito politico (tanto è vero che inizialmente volevo scrivere un articolo su questo tema, ma poi ho rinunciato a causa della sua complessità) e tutte le destre – cosiddette “sovraniste” – sono per l’esclusione, che fondano su una “democrazia illiberale”, ovvero su una contraddizione in termini. Insomma, se vogliamo conseguire l’uguaglianza, che anche Bobbio, in un altro scritto, riconosceva come valore fondante della sinistra, dobbiamo dapprima difendere la democrazia rappresentativa, altrimenti le diseguaglianze verranno codificate e sancite per legge. La democrazia liberale di una volta nascondeva le diseguaglianze, è vero, per mantenerle, ma fissava un quadro in cui operare per eliminarle. Oggi abbiamo fatto un passo indietro e rischiamo grosso.

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      1. Il Soviet era antirazzista per esempio ma ci vogliono classi lavoratrici di un certo tipo per mandarlo avanti. Paradossalmente troviamo più razzismo in un sistema “democratico” che in un sistema reazionario. Abusare della libertà porta anche a questo 😁😁

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  2. In una Democrazia liberale (anche la più genuina) sei obbligato a rispettare e tollerare chi discrimina, chi urla “w il duce” e chi esalta i mafiosi… purtroppo! Una vera Democrazia (non vincolata dal mercato liberale) metterebbe un freno a questi abusi. Ce ne sarebbero tante da dire 😅😅

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  3. Si sa che una democrazia, non essendo autoritaria, lascia più libertà e quindi corre più rischi. Liberarsi dal liberismo in campo economico è poi una condizione per avere più uguaglianza e questo dovrebbe poter accadere anche in una democrazia (parlo della forma di governo).

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