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La poesia del giorno – 2 novembre 2018

La vecchia pendola a carillon
Veniva dalla Francia forse dal tempo
Del secondo impero.
Non dava trilli o rintocchi ma esalava
Più che suonare tanto n’era fioca la voce
L’entrata di Escamillo o le campane
Di Corneville: le novità di quando
Qualcuno l’acquistò: forse il proavo
Finito al manicomio e sotterrato
Senza rimpianti, necrologi o altre
Notizie che turbassero i suoi non nati nipoti.
I quali vennero poi e vissero senza memoria
Di chi portò quell’oggetto tra inospiti mura sferzate
Da furibonde libecciate – e chi
Di essi ne udì il richiamo ? era una sveglia
Beninteso che mai destò nessuno
Che non fosse già sveglio. Io solo un’alba
Regolarmente insonne tradii l’ectoplasma
Vocale,il soffio della toriada,
ma appena per un attimo. Poi la voce
della boite non si estinse ma si fece parola
poco udibile e disse «non c’è molla né carica
che un giorno non si scarichi. Io ch’ero
il Tempo lo abbandono. Ed a te che sei l’unico
mio ascoltatore dico cerca di vivere
nel fuordeltempo, quello che nessuno
può misurare. Poi la voce tacque
e l’orologio per molti anni ancora
rimase appeso al muro. Probabilmente
v’è ancora la traccia sull’intonaco.

 

Eugenio Montale, «Diario del ’71 e del ’72»

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