Amore (citazioni), felicità (citazioni), gioventù (citazioni), guerra (citazioni), La natura umana (citazioni), speranza (citazioni)

TRE CITAZIONI E UNA RIFLESSIONE: è così normale rimpiangere la gioventù?

La gioventù gode di ottima fama, soprattutto tra coloro che giovani non sono più. Del resto, chi rimpiange gli anni giovanili immagina sempre di rivivere quei momenti così lontani mantenendo la maturità e l’esperienza acquisite con gli anni; in pratica, sarebbe bello riandare indietro nel tempo, ma senza perdere la capacità critica e le conoscenze della persona matura. Quindi la nostalgia della gioventù sembra basata su motivi soprattutto pratici, addirittura utilitaristici. Ma forse non è esattamente così.

Cominciamo con un esempio classico e celeberrimo: Giacomo Leopardi. Senza scomodare i suoi Canti, leggiamo questo pensiero tratto dallo Zibaldone:

Gli anni della fanciullezza sono, nella memoria di ciascheduno, quasi i tempi favolosi della sua vita, come nella memoria delle nazioni, i tempi favolosi sono quelli della fanciullezza delle medesime.    Giacomo Leopardi, Zibaldone  CII

L’aggettivo “favoloso” esprime tutto: le speranze e le illusioni, l’attesa del futuro, i sogni e una visione ancora incantata della realtà e della vita. Di questa età non si può che provare nostalgia, si pensi al parallelo con le nazioni, che hanno bisogno di una mitologia, di un fondamento astorico. Che l’età matura, come si legge nel nostro autore, sia il momento della disillusione dolorosa dà ancora più valore al sentimento leopardiano.

Struggente è il bisogno della gioventù che esprime quest’altra considerazione, stavolta di Gesualdo Bufalino:

Riessere giovani una notte di mezzo inverno, per cinque minuti, un minuto… Il tempo di prendere a braccetto il vento e arrampicarsi fino a una certa finestra… E qui baciare pioggia e labbra insieme, confondere un perdifiato con un batticuore, esalare le sillabe d’un nome breve entro un odore di gelsomino…

Per cinque minuti, un minuto…                                 Gesualdo Bufalino, da «Bluff di parole».

La leggerezza del vento, il trasporto d’amore e l’idillio fuggevole, l’ardore della ricerca della donna e della felicità: sono beni perduti che l’autore rimpiange vedendo in essi la sostanza di una vita che se ne va con il passare del tempo…

La vera vita, quella della voglia di vivere e delle illusioni, del desiderio e della speranza, dovrebbe essere quella del giovane. O no? La pensano così anche gli stessi giovani? O, meglio, ci siamo resi conto di essere stati vicini alla felicità da giovani? È lecito avere dubbi, ma servirebbe un altro articolo, una ricerca particolare, un sondaggio.

Limitiamoci a riflettere sulla battuta del terribile Walter E. Kurz nel finale di «Apocalipse Now»:

Noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere “cazzo” sui loro aerei perché è osceno.  

Marlon Brando e Martin Sheen in «Apocalypse Now» di Francis Ford Coppola

Sul film: https://www.mymovies.it/film/1979/apocalypsenow/

I giovani sono carne da macello in una guerra,  oggetti nelle mani del potere, schiavi delle consuetudini e del conformismo. È vero, possono ribellarsi, ma non è scontato che questo avvenga. A ciò aggiungiamo la seduzione del consumismo alienante, la manipolazione su di loro operata dai media e una scuola che raramente educa ad essere cittadini, e chiediamoci se davvero la gioventù è ancora l’età beata della speranza e dell’ardore… Ma questo pessimismo è probabilmente esagerato, meglio che siano i giovani a rispondere.

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