Eco (recensioni), populismo, Recensioni, Umberto Eco, xenofobia

IL FASCISMO ETERNO di Umberto Eco (recensione di Vittorio Panicara: parte 1, sommario)

Sta tornando davvero? La diffusione del populismo di destra e le sue vittorie in tutta Europa lo confermano? Stiamo parlando del fascismo. Cosa vuol dire che un movimento, un partito, un certo comportamento politico sono “fascisti”?

Nel mese di aprile 2018 è stato ripubblicato da La nave di Teseo «Il fascismo eterno» di Umberto Eco, già contenuto in «Cinque scritti morali» del 1997. Si trattava di un breve discorso in inglese che Eco tenne nel 1995 alla Columbia University per celebrare la liberazione d’Europa; «Eternal Fascism» venne tradotto in italiano nello stesso anno («Totalitarismo fuzzy e Ur-Fascismo»). È importante notare che il testo era rivolto a studenti statunitensi in giorni in cui si discuteva di organizzazioni americane  militari di estrema destra, e la scelta dei riferimenti e delle informazioni risentiva di questa destinazione.

«Il fascismo eterno», uscito poco dopo le elezioni politiche italiane, è più attuale oggi che nel 1995 e lo è tanto più in questi giorni, se si considera l’attuale momento italiano. Da qui, mi pare, la necessità di una nuova lettura, che sia orientata verso un pubblico europeo e italiano, e che metta in risalto l’applicabilità dei parametri escogitati da Eco per stabilire cosa è “fascismo”.

La recensione consisterà dunque in due parti:

      • prima parte: un sommario destinato ai lettori di oggi, non necessariamente americani (SOMMARIO);
      • seconda parte: la possibile applicazione dei criteri suddetti nei confronti delle formazioni politiche odierne definite generalmente come Nuova Destra, o populismo di destra (COMMENTO).

Un gioco, dunque, in questo secondo caso, perché si cercherà in modo un po’ fittizio e aleatorio di riconoscere le caratteristiche fasciste di questi personaggi (Trump, Le Pen, Salvini ecc.) e dei loro movimenti politici, ma un gioco maledettamente serio, visto che in ballo sono la democrazia e la libertà dei cittadini.

SOMMARIO

Lo scritto di Eco è diviso chiaramente in tre parti: un’introduzione, in cui si definisce il senso di “Ur-Fascismo”, o Fascismo eterno, e la necessità di studiarlo; le sue caratteristiche, o archetipi; una conclusione, in cui Eco invita a riconoscere e a smascherare il fascismo nella realtà di fine ventesimo secolo.

Nelle prime pagine l’autore rievoca gli anni della Liberazione come lui li ha vissuti e spiega il significato morale e psicologico che la Resistenza ha avuto in quel momento storico. Occorre ricordarne la natura composita e l’intento unitario:

La liberazione fu un’impresa comune per gente di diverso colore.

Dimenticare è sbagliato perché “loro” potrebbero tornare. Ma come si fa a riconoscerli? I regimi possono cadere e le ideologie possono essere delegittimate, ma c’è qualcosa che resta al di sotto: un modo di pensare e di sentire, abitudini culturali, istinti oscuri e pulsioni varie. Questo “fantasma” si aggira ancora per l’Europa e per il mondo, e se tutti parlano della Liberazione dopo la seconda guerra mondiale come di una “lotta al fascismo”, questo qualcosa, questo “fantasma” è appunto ciò che chiamiamo ancora oggi “fascismo”. Ma attenzione, il regime di Mussolini, diversamente dal comunismo sovietico e dal nazismo, pur essendo una dittatura, non fu un totalitarismo compiuto: c’era una retorica fascista, ma non una filosofia fascista vera e propria; era anti-clericale, ma poi si alleò con la Chiesa; era rivoluzionario e conservatore insieme, repubblicano e alleato della monarchia; aveva una liturgia, un folklore, un modo di vestire, ma anche un collage di idee diverse e contraddittorie, certamente non un’ideologia forte. Era un totalitarismo fuzzy, cioè dai contorni imprecisi, sfumati, confusi, un movimento tutto sommato incoerente e caratterizzato non da minore intolleranza, ma da sgangheratezza politica e ideologica, una confusione ordinata, strutturata, imperniata sul piano emotivo su alcuni archetipi (il “fantasma” di cui sopra). Molti movimenti totalitari si chiameranno “fascisti” perché riprenderanno questi aspetti, almeno in parte, e avranno una specie di somiglianza con il fascismo italiano. La lista di tali caratteristiche comuni ai vari fascismi definisce il “fascismo eterno”, o “Ur-fascismo”, sempre pronto a ritornare.

Le caratteristiche dell’Ur-Fascismo:

  1. Il culto della tradizione, intesa come verità primitiva e rivelata, data una volta per tutte e consistente in elementi sincretistici e occulti, mescolati in modo incoerente.
  2. Il rifiuto del mondo moderno, conseguenza del tradizionalismo, sotto forma di “irrazionalismo” (la negazione dell’Illuminismo e dei principi del 1789).
  3. Il culto dell’azione per l’azione, alla base dello stesso irrazionalismo. L’azione deve sempre precedere il pensiero, la riflessione e la cultura intesa come senso critico sono sospette e vanno combattute (Göbbels).
  4. Il disaccordo e la critica come forme di tradimento, in nome del sincretismo e contro la modernità.
  5. La paura della diversità e il razzismo, esacerbati per raccogliere consenso.
  6. L’appello alle classi medie frustrate, approfittando di un momento di crisi.
  7. Il nazionalismo, la xenofobia e l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale, ma anche interno (gli ebrei possono essere l’obiettivo migliore, visti come nemici interni ed esterni).
  8. Nemici troppo forti, o troppo deboli, a seconda dei casi, ma con la convinzione di poterli sconfiggere.
  9. La vita come guerra permanente, sicché il pacifismo è sempre collusione con il nemico. Lo scopo è una soluzione finale, il controllo del mondo, dunque contraddittoriamente un’era di pace.
  10. Un “elitismo popolare” (o di massa), o leaderismo, fondato sul disprezzo aristocratico per i deboli e sull’organizzazione rigidamente burocratica del gruppo.
  11. L’educazione all’eroismo, che deve essere la norma e che si collega al culto della morte.
  12. La volontà di potenza in materia sessuale, che comporta il machismo, il conformismo sessuale e il culto delle armi.
  13. Un “populismo qualitativo”, nel senso che gli individui non hanno diritti, perché questi sono delegati al “popolo”, inteso in modo astratto e rappresentato dal leader (vera voce del popolo che si contrappone al disprezzato parlamentarismo).
  14. La “neolingua”: lessico povero e sintassi elementare nel nazismo e nel fascismo, oppure quella creata da Orwell in 1984.

Nella parte finale, Eco torna ai ricordi del dopoguerra per sottolineare la differenza tra libertà e dittatura, invitando a non dimenticare il senso di queste parole, perché

l’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. […] L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo…

La parte centrale è quella più interessante del libro e forse anche quella più datata: interessante, perché potrebbe fornire una griglia per giudicare il grado di fascismo di un partito o di un movimento politico; datata, perché forse trascura alcuni aspetti della pratica politica di questo secolo, ciò che era  inevitabile nel 1995, e perché si rifà anche troppo alla Storia del Novecento.

Nel commento vedremo la funzionalità degli archetipi trovati da Eco e se è possibile applicarli in modo utile e razionale.

 

P.S.

L’articolo seguente dà un’informazione sufficiente sull’iniziativa editoriale de La nave di Teseo:

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/unlibroalgiorno/2018/01/10/umberto-eco-fascismo-eterno-e-tra-noi_c016ee7c-9285-44db-87c5-b7be51deabc1.html

Sicuramente utili sono il riassunto e il commento del seguente link:

http://www.ottopagine.info/28/02/2018/consigli-lettura-umberto-eco-fascismo-eterno/

Questa faziosa stroncatura mostra come le considerazioni di Eco tocchino ancora oggi alcuni nervi tesi a destra dello schieramento mediatico italiano (e quindi colgono nel segno):

http://blog.ilgiornale.it/iannone/2018/01/18/il-fascismo-eterno-di-eco/?repeat=w3tc

 

 

7 pensieri su “IL FASCISMO ETERNO di Umberto Eco (recensione di Vittorio Panicara: parte 1, sommario)”

      1. Gentile è stato un grande filosofo e quindi un esponente importante della cultura italiana ed europea, ma non saprei stabilire un collegamento diretto tra l’attualismo (la sua filosofia) e il fascismo come movimento storico. Come sappiamo, fece le sue scelte politiche e pagò di persona per questo. È sua la riforma della scuola che porta il suo nome, ma non propose un particolare modello di società, o una riforma importante come fece, per esempio, un altro filosofo, Ugo Spirito, con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Non so se Gentile può essere definito una “pietra miliare” del fascismo, ma sicuramente e in ogni caso merita rispetto e stima.

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