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Sotto l’ombrellone con “Dieci piccoli infami”

UnknownDieci piccoli infami si può definire come una raccolta di racconti in cui la narratrice, attraverso la penna di Selvaggia Lucarelli, parla di 10 personaggi che l’hanno resa una persona peggiore. Selvaggia Lucarelli non nasce scrittrice, ma giornalista e donna di spettacolo; il primo ruolo è quello che la rende la donna affasciante e ironica che molti conoscono. Autrice di numerosi articoli su Il fatto quotidiano, si occupa spesso, anche sulla sua pagina Facebook, di smascherare quegli atteggiamenti che spesso ci fanno pentire di essere italiani. La sua scrittura è certamente tagliente, ironica e diretta. Un esempio nel passo in cui parla della ragione per la quale i genitori hanno deciso di mandarla ad una scuola di suore:

I miei genitori non erano particolarmente benestanti né particolarmente timorati di Dio, per cui ancora oggi non mi è ben chiaro perché mi avessero destinata a quella scuola, ma attualmente ho un figlio di dodici anni neppure battezzato, per cui è evidente che qualcosa non abbia funzionato.

Questo libro non è un’opera letteraria, ma una buona soluzione per coloro che cercano una lettura semplice, per svagarsi, senza rimbecillirsi con Fabio Volo o Baricco o chissà che altro…  Al contrario, la lettura qui scorre veloce e in maniera piacevole, cosa che del resto coincide con il talento dell’autrice: la capacità di far sorridere il lettore con una storiella di vita quotidiana. Ed è per questa ragione che, le barbarie dell’ormai famosa suor Clelia, la patologica manìa di igiene di un partner, la macchina guasta in piena notte in un bosco, diventano degli espedienti per un’ironia che vale assolutamente l’acquisto del libro.

Dietro queste storielle c’è però sempre un’idea più grande, un avvertimento, se volete, di fare attenzione, ché dietro uno scherzo o un gioco di parole si nasconde sempre di più; e anche se c’è il lieto fine, la tragedia può sempre essere sfiorata. Questo è quanto traspare dal racconto probabilmente più toccante della serie: L’uomo con la mini grigia. Si parla del periodo adolescenziale, quando le ragazzine stanno ancora prendendo confidenza con il loro nuovo corpo e iniziano a capire che spesso dovranno fare i conti con gli sguardi concupiscenti che troveranno sulla loro strada. Così in una giornata di pioggia la protagonista finisce per errore sulla macchina di uno sconosciuto, il padre di una sua compagna di scuola, con cui non aveva quai mai parlato. Le intenzioni dell’uomo sono delle più terribili, ma alla fine, lei scende dalla macchina grazie ad una bella dose di sangue freddo e astuzia. Spavento generale di genitori e pericolo scampato, insomma. A parte la vicenda individuale, che ci pone davanti ad un incubo ben preciso, è interessante la chiusa del racconto:

Ricominciai ad andare a scuola con l’autobus. Col tempo, imparai a rispondere a chi mi importunava, a sedermi dove volevo sfidando gli sguardi dei ragazzetti della caserma in libera uscita, a ridere con le vecchiette della stupidità di certi maschi. Soprattutto, imparai precocemente che quello da cui una donna deve difendersi, a volta, non è su un autobus affollato, ma ben nascosto dietro ai vetri appannati di un’utilitaria, in un giorno di pioggia qualunque.

Un’interessante riflessione sulla condizione della donna, oggi più che mai attuale. E cosa dire del mostro?:

Quello che non so, è se lui ha mai dovuto chiedere perdono a quella ragazzina che mi diceva «ciao» in corridoio. E che forse lo ama ancora oggi, senza sapere chi sia davvero suo padre, oltre le pareti di casa.

Detto questo, vi consiglio vivamente la lettura di questo libro molto divertente da portare con voi magari la prossima estate oppure nelle serate di inverno, per distrarvi davanti al camino.

 

P.S. Qui potete trovare un’altra interessante recensione, in un blog davvero carino 🙂

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