Prove generali per Charlotte Brönte: “Il Professore”

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Il professore è il primo libro mai scritto da Charlotte Brönte, ma pubblicato postumo, nel 1857. Si tratta quindi di quella che molti potrebbero definire la prova generale per i futuri grandi romanzi Villette Jane Eyre, eppure quest’opera vive di vita autonoma e non può essere considerata solo come un primo tentativo. A dircelo è la stessa autrice che scrive:

Questo piccolo libro è stato scritto prima di JaneEyre e di Shirley, ma non è possibile considerarlo un primo tentativo. Non si tratta di un primo tentativo, poiché la penna che l’ha scritto già andava consumandosi nella pratica da diversi anni

E in effetti la complessità narrativa e psicologica di questo romanzo non è certo frutto di un autore alle prime armi.

Partiamo dall’elemento narrativo più evidente e curioso per un lettore: si tratta di un’autrice che scrive in prima persona ma nei panni di un uomo, un intellettuale, che, lasciato un lavoro che detestava, decide di partire per fare il professore in un collegio femminile di Bruxelles.

La scrittrice si mimetizza perfettamente nella voce narrante maschile che non appare mai effeminata o contraffatta o, ancora, scimmiottata. Questo è possibile grazie ad un’attenta descrizione della psicologia umana che ricorda, seppure senza aspirare a tanto, certe note proustiane:

Credo che le emozioni di certi primi suoni, di certe prime visioni, si provino una volta sola: fanne tesoro, Memoria, chiudile dentro un’urna e custodiscile in nicchie sicure!

Osservazioni come quella appena riportata si incontrano spesso in questo romanzo che, pur avendo un ritmo narrativo sostenuto, non rinuncia all’analisi e all’introspezione.

Non indugio mai su un’incombenza incresciosa e necessaria. Non antepongo mai il piacere al dovere, non è nel mio carattere. Impossibile quindi concedermi una passeggiata tranquilla per la città, malgrado fosse una bellissima giornata, prima di aver consegnato la lettere di presentazione del signor Hunsden

I meccanismi della psiche umana vengono descritti in maniera puntuale, la scrittrice mira a far conoscere al lettore il carattere del protagonista così a fondo da poter prevedere le sue stesse mosse.

Ma quando un pericolo o una paura sono offuscati dal dubbio, la mente desidera come prima cosa accertare subito la verità, riservandosi l’espediente della fuga per quando le paventate previsioni si concretizzano

Temi come la memoria, la paura, i sentimenti sono i pilastri di questo romanzo che è sicuramente un piccolo gioiello che nulla ha da invidiare ai futuri capolavori della Brönte.

La parte più importante del romanzo si focalizza però sul desiderio e sui meccanismi dell’innamoramento che vengono descritti in profondità e con grande originalità. Basti guardare a come il narratore delinea la psicologia dell’innamorato. Il protagonista infatti narra di come la persona oggetto del suo desiderio non sia altro che un riflesso della propria essenza:

Ciascuno regola le proprie preferenze in base alle sue caratteristiche. L’artista preferisce il paesaggio collinare in quanto è pittoresco, l’ingegnere un piatto perché è più comodo; all’edonista piace la “bella donna”, come la definisce lui, perché gli si addice; il gentiluomo alla moda venera la gentildonna alla moda: è della sua razza. Un tutore,  stremato, stanco, magari nervoso, quasi cieco alla bellezza, insensibile al fascino e alle grazie, esalta soprattutto alcune doti mentali: impegno, curiosità, attitudini naturali, mitezza, onestà, riconoscenza sono le virtù che attirano la sua attenzione e conquistano la sua stima. Le cerca ma raramente la trova. Se per caso le incontra, se le vorrebbe tenere per sempre, e quando se ne deve separare sente come se una mano crudele gli avesse sottratto il suo unico tesoro.

Lo stile di questo romanzo è evocativo e passionale e lo si può vedere dalle ultime parole della citazione appena riportata: dalle parole sembra emergere il dolore nel momento in cui il protagonista è costretto a separarsi da colei che ha scoperto di amare. L’aspetto molto interessante è il modo in cui l’innamoramento si sviluppa e in cui l’intesa tra il professore e la giovane donna di ordine inglese e svizzera si solidifica. Le basi per la futura unione sono la complicità, la comprensione e la reciproca stima. Tutto questo rientra in un tema più grande che è presente i molti romanzi della Brönte, ossia quello della rappresentazione della donna. Le figure femminili di questa autrice sono sempre portatrici di un messaggio di forza, di orgoglio, ma soprattutto di indipendenza (temi molto presenti in Villette e in Jane Eyre). Qui vengono descritti dalla prospettiva di un uomo che innalza la propria donna non perché bella ma perché dotata di qualità che renderanno la loro unione unica e forte:

Una bomboletta o una bella sciocchina vanno bene per la luna di miele, ma una volta raffreddata la passione, che orrore trovarmi sul petto una massa deforme di cera e legno, o tenere tra le braccia una stupida, e ricordare di averne fatto la mia consorte, anzi, il mio idolo! Sapere di dover passare il resto della mia vita accanto ad una creatura incapace di capire quello che dico, di stimare quel che penso o comprendere nel profondo quel che provo!

La giovane donna di cui il professore si innamorerà e con la quale, dopo diverse vicende, riuscirà a passare il resto della vita, viene scelta per la sua intelligenza e le sue qualità mentali. In questo Charlotte Brönte dimostra la sua modernità e ricorda a uomini e donne dove sia necessario porre l’accento e cosa conti davvero nella ricerca del compagno dal quale tornare a casa la sera.

Concludendo, la vicenda de Il Professore ci ricorda che molti ostacoli possono essere superati se si camina uno accanto all’altro; un insegnamento che accompagna tutta l’esperienza letteraria di Charlotte Brönte è proprio quella di non cedere alle intemperie del caso, ma soprattutto agli ostacoli della società. Questo secondo elemento di modernità prende forma nello scontro tra l’infida e ipocrita direttrice del collegio e il protagonista che alla fine rinuncerà alle buone maniere per smascherare la serpe travestita da civetta. Quindi vorrei chiudere questa recensione con le parole della stessa autrice, convinta che lei, meglio di me, possa trasmettervi qualche piccolo frammento del  gioiellino che è questo romanzo:

Ma l’uomo che conduce un’esistenza regolare e possiede una mente razionale non dispera. […] per un momento barcolla; poi, scosse dall’intelligenza, le sue energie si adoperano per trovare un rimedio […] Viene colpito da una malattia: sopporta pazientemente ciò che non può curare. Un dolore acuto lo perseguita, le sue membra si contorcono, e non sanno dove trovare pace: si appoggia all’ancora della speranza. La morte gli sottrarre ciò che ama, sradica e distrugge con violenza il tronco al quale i suoi affetti erano avvinghiati – un momento cupo, sconfortate, uno strappo spaventoso, terrificante -, ma una mattina la religione si affaccia dentro la sua casa desolata con i raggi dell’alba[…].

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